in Steiner,George (intervista a), Troppo rumore fa il nulla , a cura di Roger Pol Droit,Panorama,4 ottobre 1992,pag.134
2. " If there is today a "political imaginer" to match Stendhal and Conrad, it is Leonardo Sciascia"
in Steiner,George ,"An exact art" ,saggio del 1982 ristampato nel volume No passion spent ,Faber and Faber,London,1996,pp.199-200 . [ La citazione è stata ripresa e tradotta nella edizione italiana del medesimo volume (Steiner, George "Nessuna passione spenta" Saggi 1978-1996, Garzanti, Milano, 1997, pag.114): "Se esiste oggi un "immaginatore politico" degno di Stendhal e di Conrad,si tratta di Leonardo Sciascia" ]
3. " Le Brigate Rosse sono <<sedicenti>>,in realtà manovrate dai fascisti,e quando finalmente risulta chiaro che sedicenti non sono,molti si trincerano dietro un'ambigua neutralità: <<Né con lo Stato né con le Br>>,anche se poi Leonardo Sciascia,al quale era stata attribuita la paternità della frase chiarirà che intendeva dire <<non con questo Stato>>,cioè con la nomenklatura di regime"
in Chiaberge,Riccardo, Cervelli d'Italia , Sperling & Kupfer, Milano,1996,pag.179
4. " ...finchè si continuerà nella morale agostiniana, per cui esiste una violenza giusta ,quella usata contro i nemici e una violenza ingiusta,quella suata contro di noi,non ci sarà verso di uscirne. Solo così è possibile spiegare l'ondata di xenofobia che ci ha colpito in questi giorni dopo la sentenza Priebke. E' stato come il risvegliarsi inspiegabile di un male che si credeva superato. Perché la sentenza era non solo giusta,ma anche molto severa,come ha detto giuliano Vassalli,giudice costituzionale,ex prigioniero di via Tasso,con due parenti vittime nelle Fosse Ardeatine:<< Per assurdo è una sentenza più severa di quella del '48 che assolse tutti tranne Kappler>>. Ed è un parere condiviso da Simon Wiesenthal,il "cacciatore di nazisti". Altri hanno dato la colpa al buonismo del Tribunale Militare. Come se questi tipi di tribunali non siano stati sempre usati nell'Italia unita -prima e dopo Bava Beccaris- per far carne di porco dei diritti umani. La verità è forse quella intuita da Leonardo Sciascia: << Un'idea morta produce più fanatismo di un'idea viva; anzi soltanto quella morta ne produce. Poiché gli stupidi,come i corvi, sentono solo le cose morte >> ".
in Merit (Italo Mereu), Priebke ci scopre xenofobi , Il Sole 24 Ore ,4 Agosto 1996
5. " 27 novembre 1979. A volte mi giungono all'orecchio dei rimproveri rivolti al mio diario perché "di notte vede tutto nero" . Leonardo Sciascia,a mio parere il più interessante fra gli scrittori italiani d'oggi,recentemente ha pubblicato il suo diario,abbastanza vicino al mio per presupposti e per stile: annotazioni di tipo cronachistico,accompagnate da commenti e riflessioni,aliene dalle tentazioni e dal manierismo del diario personale, "intimo",che in genere si riduce,se è destinato alle stampe,a fare delle smorfie davanti allo specchio in un confessionale egotico-pubblico,sotto la prepotente pressione del dilemma: "Questo mi dona o non mi dona?" Sciascia ha intitolato il suo diario Nero su nero. " Il titolo vuole essere la parodistica risposta all'accusa di pessimismo che di solito mi si rivolge:la nera scrittura sulla nera pagina della realtà." Un titolo molto appropriato per un diario dei nostri tempi radiosi. "
in Herling , Gustaw, Diario scritto di notte , Feltrinelli,Milano,1992,pp.129-130
6. << ....(omissis)...La mafia: il nostro topos eterno, che non ci ha mai consentito di verificare se eravamo anche qualcos'altro, noi siciliani. La misura di tutto era l'antimafietà,per anni. Come se non fosse lecito riconoscerci altra volontà politica >>. Una camicia di forza che -secondo il filosofo- ha imprigionato pure l'intelligentia dell'isola, << tramando questa mafia all'interno del letterario,non viceversa il narrativo e il letterario all'interno della mafia >>. Con una eccezione: Sciascia. << Gli altri facevano e fanno romanzi sulla mafia,però solo lui seppe portare la mafia "dentro" la sua narrativa e i suoi saggi bellissimi. Opere che erano in gran parte sul delitto,sull'assassinio in sé,sul limite del mondo,più che sull'Onorata Società. Ma adesso anche Sciascia è un grande rimosso >>.
in Sgalambro,Manlio (intervista a),di Marzio Breda, Sgalambro Il filosofo sotto il vulcano,Corriere della Sera,8 Agosto 1996,pag.23
7. " Nel libro si intrecciano due dialoghi: con l' " illuminista " Sciascia e con il " barocco" Manganelli;mie indimenticabili guide "
in Nigro,Salvatore, Congedo , "La Tabacchiera di Don Lisander" , Biblioteca Studio Einaudi,
Torino,1996,p.190
8. " E',quest'Italia del regime politico corrotto e sanguinario appena crollato,quella che ci avevano narrato,rappresentato due grandi nostri scrittori civili,due profeti:Pasolini e Sciascia.Pasolini con le sue metafore poetiche,con quegli accesi interventi sui giornali,fra cui,famoso, "L'articolo delle lucciole". Sciascia con tutta la sua opera narrativa,da " Il giorno della civetta ",a "A ciascuno il suo",al "Contesto", a "Todo Modo",fino a "Il cavaliere e la morte",a "Una storia semplice". Fino a quel libro lucido,tagliente,doloroso,a quella sorta di zoliano J'accuse che è << l'Affaire Moro>>. Il Moro che non aveva stimato come statista,come uomo politico democristiano,ma verso cui provò rispetto,umana solidarietà nel momento della sua cattura e della sua pubblica,disumana condanna a morte. [....]"
in Consolo,Vincenzo, Tanti attori corrotti dietro il sipario strappato, Il Messaggero,2 Luglio 1993
9." Ricordiamo tutti,in tempi a noi vicini,la presenza assidua sui giornali degli scritti di Moravia,di Calvino,di Pasolini,di Sciascia,di altri. Oggi abbiamo l'impressione che,fuori dall'ambito letterario,dai recinti delle pagine culturali,gli interventi degli scrittori su fatti attuali,contingenti,siano sempre più impacciati,sempre meno evidenti o incisivi."
in Consolo,Vincenzo, Mandarini assenti e silenziosi, Il Messaggero,15 Agosto 1996,pag.9
•10. " E il senatur si prepara a proclamare la Padania indipendente,uno Stato di cui ogni tanto spostano i confini (e sono già arrivati a Firenze),si suppone guidato da lui e da quei quattro buontemponi........[omissis].....Tipi che non si vergognano quando sentono il capo che proclama: << Via gli insegnanti meridionali>>, e prenderebbero a calci conseguentemente Leonardo Sciascia, Giovanni Gentile e Benedetto Croce,e per simbolo del pensiero Erminio Boso."
in Biagi,Enzo, Il Masaniello del Po, Corriere della Sera,15 Settembre 1996,prima pagina
•11. "Lo splendore del passato,nella memoria,è comprensibile. ....[omissis]....Ma se assolutizzato,senza ironia né distacco(lucido,ragionativo,non istintuale),è un mito regressivo.....[omissis]....Leggendo la pubblicistica del periodo (il dopoguerra), sorge invece il senso di una protesta,di una diversità europea vissuta come frustrazione.E dalle più diverse angolazioni ideologiche:Piovene,don Mazzolari,Malaparte,Ortese,Sciascia;"
in Pischedda Bruno ,Com'è grande la città, Marco Tropea editore,Milano,1996,pag.28
12."Un'immagine datata 1956.La Sicilia apparentemente immobile. Segregata nel suo atavismo mafioso e premoderno. Difficile trovare segni di mutamento positivo.Se non,miracolosamente,in un accenno di emancipazione nei costumi,indotto da un esile preannuncio di consumismo. La <<rivoluzione del nailon>>,che con occhi da antropologo Sciascia si spingeva a osservare sin nei recessi più nascosti del costume sessuale"
in Pischedda Bruno ,ibidem,pag.88 (in realtà questo è solo una parte di alcune considerazioni svolte su Sciascia da pagina 87 a pagina 90)
13."(Che il progresso, darwinianamente, sia diventato l'etichetta in cui si riconoscono solo i potenti della terra,mi sembra la sconfitta più grande di questo secolo che muore. E' il punto dove si infrange ogni tentativo neo illuminista. Sciascia, per esempio, tanto invocato in sala)"
in Pischedda Bruno ,ibidem, p.122 (in margine ad una presentazione del libro di Bruno Arpaia dal titolo "Il futuro in punta di piedi").
14. " Caro Goffredo (Fofi,NdC),
...[omissis]....Tante altre cose,invece,avrebbero potuto avvicinarmi al tuo modo di vedere(la Morante,il tuo innamoramento originario; Sciascia,il tuo innamoramento tardivo;...[omissis]....In questi giorni,mentre sto preparando una monografia sciasciana,ho pensato spesso di telefonarti per proporti un pezzo che credo avrebbe risvegliato il tuo interesse. Il rapporto Sciascia-don Milani:cioè l'immagine del maestro siciliano nelle Parrocchie di Regalpetra e quella del prete contestatore nella Lettera a una professoressa, dieci anni dopo."
in Pischedda Bruno ,ibidem, p.123
15. "...(omissis)...: usano la probabile archiviazione delle denunce contro chi ingiustamente ha fatto fuori Tortora(libero ciascuno di prendere alla lettera la definizione), per sostenere che la difesa di Tortora fu << interessata>>. Argomento mica nuovo, come si sa: era l' << interesse >> che si imputò al noto camorrista Leonardo Sciascia, e ai radicali, peraltro, i quali, pure notoriamente avevano tra le proprie schiere un sacco di criminali......(omissis).... Il camorrista Leonardo Sciascia scrisse che quell'indagine,con il sacrificio di Tortora, aveva dato segno ai cittadini che i magistrati in Italia , possono fare quello che vogliono, distruggere un innocente e non risponderne in alcun modo."
in Prado, Iuri Maria, Caso Tortora: Disse un magistrato: dopo quella sentenza la camorra non ebbe più vita. Neanche Enzo, Il Giornale, 4 agosto 1997, pag.10
16. "Assomigliamo quasi tutti (visto che quasi tutti siamo non uomini, ma , come direbbe Sciascia , quaquaraquà ) a quelle figure che , allo scoccare delle ore, escono dalla torre dell'orologio di alcuni municipi medievali e sfilano in tondo, mentre di sotto la gente, nella piazza, li sta a guardare"
in Magris, Claudio ,Foto d'agosto o dell'indifferenza, Corriere della Sera,10 agosto 1997, prima pagina
17. " L'accordo con i Talebani afghani per la riduzione graduale delle coltivazioni d'oppio - promosso da Pino Arlacchi ai vertici dell' Uncdp (United Nations Drug Control Programme), l'agenzia dell'Onu per il controllo della droga nel mondo- scatena polemiche in Italia. ....[...].... Il più duro contro l'operazione è Marco Pannella, testa d'ariete della battaglia anti-proibizionista, che giudica inaccettabile la decisione di aprire un dialogo con i Talebani per eliminare le colture di papaveri da oppio...[...]...E accusa: << Come aveva previsto Leonardo Sciascia, e noi con lui , la cultura degli Arlacchi porta al trionfo della mafiosità >>. Aggiungendo: << Anche a partire dalla situazione afghana tutto passa attraverso la legalizzazione sia della produzione, sia del commercio, sia del consumo. E non attraverso il proibizionismo e l'arlacchismo >>.
in Una vergogna l'accordo sull'oppio con i Talebani , Corriere della Sera, 27 novembre 1997, pag. 9
18. " Lo sportivo più popolare è Coppi , ricordato in cento Comuni, il doppio di Valentino Mazzola (50), tre volte Nuvolari (35). La serie degli scrittori contemporanei è aperta da Montale (233); poi Pasolini (58), Sciascia (43), Calvino (38), Moravia (26), Primo Levi (9)."
in Calcagno, Giorgio, Stradario, eroi e santi stampati nel marmo (da Roma a Papa Giovanni, la Seat ha completato il primo repertorio della toponomastica italiana), La Stampa, 2 dicembre 1997, pag. 27.
19. "Quando "Cruciverba" usci' per la prima volta nell'estate del 1983, esso apparve subito come il frutto piu' maturo di quella "vorace avventura di lettore" che Leonardo Sciascia aveva affrontato fin da ragazzo. I temi dei trentasei saggi di "Cruciverba" vanno dagli amatissimi Stendhal e Manzoni a Casanova, Verga e Pirandello; da Luciano di Samosata al mito del Vespro siciliano; da un ritratto di Antonello da Messina ai quadri di Guttuso; dalla vigilia della battaglia di Lepanto alle "Anime morte" di Gogol; dai mostri settecenteschi di Villa Palagonia a Diderot che inventa il mestiere dell'intellettuale... Ma perche' questo titolo, "Cruciverba", che stimola al gioco e rimanda ai sedentari piaceri dell'enigmistica? Perche' un articolo, un saggio, una nota critica sono fatti di parole "verticali" e "orizzontali": nelle "verticali", simili alla posizione di sostegno delle torri, sta il tema d'avvio del discorso; le "orizzontali", come spalti che si diramano dalle torri, sono le divagazioni, le variazioni, le ipotesi. Sciascia era un maestro in questo genere di combinazioni. Si mette a fantasticare sul tipo di scrittore che Napoleone sarebbe stato. Nella "Giara" di Pirandello vede la "trascrizione simbolica" dell'incompiuto "Bouvard e Pe'cuchet" di Flaubert. Dalla vicenda di Kaspar Hauser, un "ragazzo selvaggio" misteriosamente perseguitato e misteriosamente ucciso nel 1833 in Germania, si arriva a Hitler. La manzoniana "Storia della Colonna Infame" conduce alla legge sui "pentiti" del terrorismo di casa nostra. Per muovere l'interesse di Sciascia non erano necessari solenni stimoli. Come confessa nel saggio su Kaspar Hauser, si sottometteva con un senso di letizia a "piccole decisioni della sorte, colpi di dadi, sottili e innocue fatalità '". E cosi' da una frase veneranda, da un verso, da un documento, dalle pagine di remote gazzette, dal lavoro d'ignoti archivisti, da libri che ormai stanno soltanto dagli antiquari o nelle vetrine polverose dei circoli filologici, Sciascia estrae abbaglianti pepite di verita'. Penso al saggio sui mostri di marmo e pietre rustiche di Villa Palagonia, su quello zoo nato dal delirio e dal "sogno d'un febbricitante". Sciascia osserva: "Con ben altri mostri l'uomo ha completato il mondo o lo ha negato".
in Nascimbeni, Giulio, Sciascia, trentasei cruciverba per raccontare la realta', Corriere della Sera, 5 giugno 1998 (a proposito della ristampa del volume "Cruciverba" da Adelphi)
20. "Oggi a dieci anni dalla morte, la cultura italiana si chiede se l'autore siciliano è stato un grande scrittore(come vulgata vuole). A giudicare da "La strega e il capitano", l'ultimo titolo ristampato, non è improprio nutrire qualche dubbio.....(omissis) ...La ricostruzione del caso avviene sulla scorta delle carte processuali stese in un linguaggio burocratico, tortuoso e involuto che...(omissis)... Sciascia, per debolezza di suggestione o per mancanza di scrittura propria,adotta....(omissis)...offrendoci una prosa che ,perduto il fascino degli oggetti d'antan, ne conserva la pesantezza e la polverosità. E oggi ci viene il dubbio che la complessità del linguaggio dei suoi romanzi migliori, di cui avevamo apprezzato la corposità e onda lunga dei ritmi, non sia che il ricalco di uno stile sottratto a vecchi classici di cui gli piaceva ripetere la solennità e l'autorevolezza....(omissis)... Forse Sciascia era un uomo di grande forza intellettuale che, soffocato in una stretta psicologica, non riusciva a trovare modi espressivi originali, finendo per ritirarsi in forme imitative di grandezza."
in Guglielmi,Angelo, Che fatica leggere Sciascia! , L'Espresso, 6 gennaio 2000,pag.105 (a proposito della ristampa del volume "La strega e il capitano" da Adelphi)
21. "Sciascia, Eco, Montanelli: non uno di loro scriverebbe una pagina senza qualche imprecisione. Almeno stando a quanto dice il correttore grammaticale per la lingua italiana di cui è dotato il software di videoscrittura più diffuso al mondo: Word 7.0 per Windows 98. Passata al suo controllo, non una pagina ne esce intatta: il computer bacchetta Montanelli che inizia una frase con una congiunzione, riprende Sciascia che usa i due punti troppo spesso, rimprovera Eco che si lascia scappare un eccitante (che il computer definisce << logoro e abusato>> e propone di sostituire tra gli altri con frizzante)"
in Motolese, Matteo, Il purista nel computer ,I correttori automatici strigliano perfino Eco, Sciascia e Montanelli Il Sole 24 Ore Domenica, 11 giugno 2000,pag.28
22. "Che cosa sostanzialmente contraddisse Sciascia? L'elenco sarebbe lungo: il lasciar correre, il pro bono pacis, il << politically correct>> quando invece nascondeva scorretti compromessi e accordi sottobanco, l'uso distorto della Giustizia (era il suo nervo dolente),il baratto... A farla breve, contraddisse l'imperante costume pubblico e privato della società italiana nel periodo che va dal dopoguerra agli ultimi giorni della sua vita"
in Camilleri,Andrea, L'uomo e i quaquaraquà, La Stampa, 19 novembre 1999 ,pag. 1 (nel decennale della scomparsa di Sciascia)
23. "Del titolo di maestro, il grande Leonardo Sciascia se ne faceva vanto a una sola condizione: che se ne facesse riferimento per il suo essere stato(e rimasto) "maestru di scola", e ieri La Stampa di Torino ha pubblicato un inedito che dà preziosa conferma di ciò: "Quando negli ambienti mondani e borghesi dove si usa chiamare lo scrittore "maestro" mi chiamano maestro, io accetto quella denominazione solo perché sono stato maestro di scuola""
in Pietrangelo Buttafuoco, rubrica "Il riempitivo" de Il Foglio,20 novembre 1999,pag. 2
24. " Mano. Vasa la manu ca ‘a tagghiari. Bacia la mano che non puoi tagliare ( o che dovrai tagliare). Regola sociale di chiara ispirazione mafiosa. Ontologicamente indicata tra le prime sentenze del vivere, ha avuto inveramento nelle diverse occasioni offerte dal rituale della politica. Baciate le mani dei mandanti nei funerali, baciate le mani dei dante causa nell'assegnazione del potere, baciate le mani dei capi alla vigilia della loro defenestrazione. E' anche un atto di estrema educazione, nella cerimoniosità della politica non trova spazio infatti la volgarità dell'insulto né, tanto meno,la recriminazione o la ridicola denuncia sociale. Lo scrittore che meglio di ogni altro ha spiegato questo assunto è stato Leonardo Sciascia, nei giornali, dopo, Francesco Merlo.
in Pietrangelo Buttafuoco, "La politica detta in siciliano- l'arte di esprimere icasticamente l'altrimenti ineffabile " de Il Foglio, 27 dicembre 2003, pag. I
25. " Dunque è vero che la letteratura precede i tempi? (Alain Elkann,AE)
" Sì,molto spesso grazie alla metafora che mette in atto riesce ad essere profetica.Quando Sciascia riusciva ad anticipare quello che sarebbe accaduto nel nostro Paese intorno agli Anni '70. A quell'epoca quando accadevano fatti che Sciascia aveva affrontato diceva <<Non sono profeta,ma lettore della realtà: due più due fa quattro" (Vincenzo Consolo,VC)
....(omissis)....
" Lei vive a Milano da 36 anni. La Sicilia le sembra lontana?" (AE)
" Verga diceva che la distanza gli serviva per vedere con realtà e chiarezza qual era la realtà magmatica siciliana.....(omissis).... Ma c'è anche chi stando in Sicilia ha saputo prendere una distanza razionale" (VC)
" Pensa a Leonardo Sciascia ?" (AE)
" Penso a Federico De Roberto, che ha scritto un grande libro, <<I viceré>>. Ma anche a Sciascia e a Tomasi di Lampedusa" (VC)
in "Consolo,l'eretico sperimentatore" , rubrica "Domenica con", intervista di Alain Elkann a Vincenzo Consolo La Stampa, 22 febbraio 2004, pag. 14
26. "Falcone e Borsellino non erano magistrati che cedevano facilmente alle affettuosità giornalistiche.Non avevano alcuna passione vicaria, gli bastava quella per la giustizia. Ma il loro assassinio, si sa, rovescia il mondo. Di fronte a tanto orrore e a tanta commozione - <<Precipitiamo verso il fondo senza mai toccare il fondo>>,annotava Leonardo Sciascia- lo Stato si affida ai professionisti dell'antimafia,credendo magari -e magari in buona fede- di vincere in quattro e quattr'otto, la battaglia decisiva contro Cosa Nostra."
in Sottile,Giuseppe ,"Dimenticare Palermo; per i grandi giornali la mafia non è più un fronte sul quale combattere", Il Foglio, 8 luglio 2004, pag I
27. " E i critici? <<I maestri della critica una volta almeno tenevano alto il livello della coscienza; Fortini, Sciascia...Pasolini vedeva il mondo con acume, anche se forse oggi non regge molto, però era capace di guardare in alto, affrontava le grandi questioni e sapeva farle ricadere sul pubblico. Oggi conta l'etichetta di schieramento e il rilievo mediatico."
in "Fortini e Sciascia gli ultimi critici: oggi contano solo i partiti e le tv" intervista di Paolo Di Stefano a Giulio Ferroni , Il Corriere della Sera, 23 giugno 2005, pag 35
28. " [omissis]...Democrazia letteraria e benessere culturale non coincidono con originalità e qualità...[omissis].... Viene rifiutato qualsiasi confronto con il passato. Guai a dcire che Tabucchi, per quanto faccia, non vale Sciascia o Calvino, o che Busi e Moresco non reggono al confronto con Pasolini e Volponi. Democrazia e benessere ci hanno portato a una situazione in cui i poeti e i romanzieri non sono né venti né cinquanta, ma cinquecento o mille, cosa che rendere arduo, soffocante, se non materialmente impossibile, l'esercizio della critica e perfino di qualcosa che somigli alla storiografia letteraria."
in Berardinelli, Alfonso, "Democrazia letteraria e benessere culturale. Come dire la tomba", Il Foglio, pag III, 30 aprile 2005.
29. " La vera spina dorsale del Novecento fu la generazione degli anni 20 e i due maggiori non sono né Calvino e Pasolini , né Sciascia e Primo Levi, ma Volponi e Ottieri"
in "Volponi e Ottieri sono i nostri Marx e Freud . Letteratura e politica secondo il critico che ridimensiona Sciascia e Levi:<< La spina dorsale del secolo scorso è la generazione degli anni Venti>>", intervista di Paolo di Stefano a Franco Cordelli, Il Corriere della Sera, 6 luglio 2005, pag 35.
30. " La Capria canticchia: << Pavese e Vittoriani, Calvino e Pasolini, Moravia e la Morante: sembra una tarantella. Il canone fisso della critica. Ma ce la vogliamo mettere un poco d'inventiva?>>. Mettiamocela. Sciascia, per esempio, rimane fuori dalle accoppiate: << Sciascia ha una sua maniera che per me è troppo schematica. Sa organizzare i suoi racconti, li sa immergere nella realtà italiana, ma mi dà l'impressione che manchi lo spessore psicologico. Se ci fosse meno politica sarebbe più grande>>.
in << Né con Calvino né con Pasolini>>.La Capria:<< Io scelgo Parise. La letteratura non è politica>>, intervista di Paolo di Stefano a Raffaele La Capria, Il Corriere della Sera, 20 luglio 2005, pag.45
31. " Dei libri e dei giornali, scriveva Leonardo Sciascia, c'è che prima o poi li leggi e vedi che c'è scritto. Prima o poi le parole scritte si assumono le loro responsabilità. L'ho detto ieri a proposito dell'ultimo tomo delle memorie di Simone de Beauvoir, quello che sto leggendo in vacanza."
in Mughini, Giampiero, rubrica UFFA!, ", Il Foglio, pag 4, 29 luglio 2005.
32. " Ma il giudizio su Palermo e i palermitani che serve al discorso che sto facendo e che mi è rimasto impresso, anche perché non riesco a farlo mio e nemmeno a rifiutarlo, è di un siciliano contemporaneo, Leonardo Sciascia. Il quale nel suo "Cruciverba" scriveva: "Ancora pochi anni addietro, lo ricordiamo, chi veniva da altre città siciliane, e peggio da un paese, era [per i palermitani] ‘regnicolo" e ‘piedicretati': quasi una minorità giuridica, oltre che sociale e culturale, e con la vergognosa gleba attaccata alle suole". E chiariva: " Il fatto che tutte le rendite si concentrassero a Palermo, accendendo il lusso e il capriccio delle duemila famiglie feudatarie, e che nel resto della Sicilia regnasse la miseria più nera, dava al palermitano la presunzione che quella ricchezza andasse da loro agli altri, a permettere una squallida sopravvivenza, e che fosse invece prodotta da coloro cui appena restava quel tanto che permetteva di sopravvivere"....(omissis)... Sciascia dice che a Palermo era considerato "regnicolo". Io non posso dire la stessa cosa, anche se non mi sono mai pienamente integrato.
in Macaluso,Emanuele, 50 anni nel PCI, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003,pp.74-75
33. "Quando apparvero i miei primi articoli sul caso Andreotti (ancora prima che uscisse,sul tema, un mio libro) sul "Giorno" e sul "Manifesto", i dirigenti della federazione palermitana del PCI-PDS mi attaccarono pesantemente dicendo che "oggettivamente, favorivo la mafia e delegittimavo il procuratore Caselli. Le invettive erano simili a quelle che le stesse persone avevano usato nei confronti di Sciascia".
in Macaluso, Emanuele, ibidem, pag. 87
34. "Nel 1975, però, Occhetto cercò di far coesistere due politiche che non potevano proprio stare insieme. Con Leonardo Sciascia e Renato Guttuso costruì una lista per le elezioni di Palermo che avrebbe dovuto essere il simbolo di una svolta rispetto alla politica "milazziana" e al "nobilato" comunista....(omissis)... Il gruppo consiliare comunista di Palermo, eletto con la lista della svolta occhettiana, conobbe subito la defezione di Leonardo Sciascia che, se era stato critico con il milazzismo, lo fu, ancor più duramente, contro le "grandi intese" siciliane e, più in generale, contro la politica del "compromesso storico" che Berlinguer aveva già enunciato. Francamente non ho mai capito perché Leonardoo aderì a quella lista nel momento in cui la politica del compromesso storico e delle larghe intese era già delineata."
in Macaluso, Emanuele, ibidem, pag. 134
35. " Di Giorgio Amendola si può dire quello che Leonardo Sciascia diceva di sé stesso: "Contraddisse, e si contraddì". I due furono, per cultura e carattere, diversissimi e, come è noto, tra loro, ci furono solo polemiche aspre, a proposito del terrorismo...(omissis).. Sciascia, esile e con la voce flebile, era tuttavia capace di repliche durissime e ritorsive attraverso la parola scritta. La posizione dello scrittore siciliano sul terrorismo (espressa nel momento in cui i giurati, per paura, non si presentarono al tribunale di Torino che doveva processare dei brigatisti) fu semplificata nello slogan: "né con lo Stato né con le Br", che in effetti fu di altri, per esempio di Montale. Sciascia metteva l'accento su "questo" Stato, per sottolineare che c'era bisogno, anche per battere il terrorismo di uno Stato meno inquinato".
in Macaluso, Emanuele, ibidem, pp. 147-148
36." A Spinoza fui iniziato (è il termine giusto) dal filosofo quasi ignoto che era,negli anni del fascismo, Giuseppe Rensi. Pessimista, gnostico, antihegeliano. Rensi fu un pensatore clandestino: ai margini, anche lui, del suo tempo, pubblicò da Bocca nel 1942 un saggio su Spinosa che in un adolescente ignorante, ma con antenne, fece un lavoro davvero magistrale, mi incamiciò di Spinosa (credo fosse tra il 1944 e '45), lo stesso accadde -seppi poi- a Leonardo Sciascia".
in Ceronetti, Guido, Nota a <<Ultimo mio Spinoza>>", in La lanterna del filosofo, Adelphi, Milano, 2005, pag 33
37. " Su Liberazione lo scrittore Vincenzo Consolo riempie ben quattordici colonne per spiegare al mondo che << ci mancano la penna e la spada di Sciascia >>. Vero: manca a tutti l'intelligenza, la lucidità , l'anticonformismo di Sciascia. Solo che in quattordici colonne in cui viene ripercorsa l'esistenza intellettuale del grande intellettuale siciliano scomparso nel 1989, non una riga ma nemmeno una parola viene spesa per descrivere il linciaggio cui Sciascia fu sottoposto negli anni Ottanta per via delle sue posizioni garantiste in difesa dello Stato di diritto, anche nella battaglia contro la mafia. Riscrivere la storia,come il Grande Fratello. Quello vero, di George Orwell."
in Battista,Pierluigi, "Rondine e Primavera", Parolaio, in La Stampa,6 dicembre 2004, pag. 28