Majorana, profetica sparizione in mare

di Salvatore Silvano Nigro

Date e luoghi non sono semplici tacche nel tempo e nello spazio. Sono infatti capaci di estensioni narrative. Si sfili una data: notte del 26 marzo del 1938. La si collochi nello scenario mobile di un piroscafo diretto a Napoli. In una cabina dorme Ettore Majorana. Il giovane fisico non arriva a destinazione. Non si presenta agli appuntamenti. Scompare nella notte. È un fatto. Ma è anche una relazione narrativa. Contiene già un futuro di storie, non ancora narrate. 
Negli anni 1956 e 1957 uno scrittore segreto tenta una storia fantastica. Si piega sul foglio bianco. Scrive una data: 1938. È l'anno in cui, secondo lo scrittore, il cui nome è Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il grecista Rosario La Ciura accoglie l'invito della sirena Lighea. Il vecchio professore si è imbarcato sul Rex, che naviga verso Napoli. Ha un appuntamento accademico, come Majorana. E come Majorana non arriva all'incontro. Il professore è salito in coperta. E si è lasciato sedurre dalla creatura marina. Ha raggiunto la sirena in fondo al mare, «dove tutto è silenziosa quiete». La scomparsa di Majorana "anticipa" la scomparsa di La Ciura, sulle acque stregate del golfo di Napoli. Il racconto di Tomasi di Lampedusa narrativizza la verità fantastica di un mistero storico. La vicenda di Majorana e il racconto sono in rapporto di reciprocità.

 

Una data e un luogo sono diventati uno spazio narrativo, dentro il quale, tra incontri mancati e tracolli psichici, tra realtà e finzione, il caso Majorana si è costituito come archetipo di tutte le scomparse, di tutte le fughe dal mondo, di fisici, matematici, filosofi, economisti, che caratterizzano l'immaginario letterario e cinematografico, non solo italiano, del secolo scorso. E sia detto tra parentesi: la "catastrofe" di La Ciura è preparata, nell'anno 1887, nel cuore del racconto di Lampedusa che ha per cornice gli incontri del professore con un giovane giornalista in un caffè torinese di via Po, dall'abbraccio con una bella "bestia", con una seducente sirena. Stavolta Lampedusa ha "profetizzato", anticipandola di poco, di appena due anni, e dislocandola nel "laggiù" di una Sicilia mitica, la "catastrofe" di Nietzsche che in via Po gettò le braccia al collo di un cavallo. Nella letteratura esistono anche i "plagi" per anticipazione. A volte basta truccare date e luoghi. La letteratura sa come inventare la realtà.

 

(in Il Sole 24 Ore – Domenica, 24 ottobre 2010)

 

Il racconto Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è l'unico di cui esiste una registrazione a voce dell'autore. La rendono disponibile scaricandola dal sito www.ilnarratore.com le Edizioni Full Color Sound. La stessa Casa ha edito un CD con la lettura di Lighea da parte di Giuseppe Tornatore con Jasmine Trinca su musiche originali di Andrea Morricone.

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