Leonardo Sciascia ha avuto – si sa – un rapporto molto intenso con il giallo e il poliziesco in particolare: non si è limitato infatti a raccontare storie, spesso ispirate, per quanto alla lontana, da fatti di cronaca e comunque ambientate in contesti realisticamente descritti, ma ne ha anche indagato le origini, l’evoluzione o l’involuzione, spingendosi fino a ricercare le pulsioni umane che fanno scattare il piacere della lettura gialla. E così non si è divertito soltanto come narratore a seguire o sovvertire le regole del poliziesco, ma anche come saggista, demolendo prove ritenute scadenti, valorizzando quelle valide, giudicando con straordinaria competenza e avvalendosi della sua penna affilata e convincente.

Nell’incontro, che si terrà venerdì 20 ottobre, alle ore 17:00, nella saletta Bigonciari della Biblioteca San Giorgio di Pistoia (Via Pertini), si ripercorreranno le tappe più significative di questo itinerario critico dello scrittore siciliano, attraverso una conversazione a più voci, incentrata su Sciascia sia come lettore, che come studioso del genere: si scopriranno le sue preferenze e idiosincrasie; si estrapoleranno dai saggi le argomentazioni di cui si è avvalso per sostenere le sue tesi, anche quando ha modificato o corretto il suo giudizio. Si rintracceranno gli influssi che la sua stessa scrittura saggistica ha avuto sulla sua scrittura gialla.

Alle ore 17,30 di mercoledì 18 ottobre sarà presentato a Milano il saggio di Andrea Verri dal titolo “Per la giustizia in terra. Leonardo Sciascia, Manzoni, Belli e Verga” (ed. Art & Print), presso l'Aula 113 dell'Università degli Studi di Milano (Milano, Via Festa del Perdono, 7).

Interverranno Laura Parola, insegnante di liceo classico, che collabora con l'Università degli Studi di Milano per docenze e laboratori e che ha svolto attività di ricerca su Sciascia, Gadda, Luzi e la poesia del Novecento; Hermann Grosser, insegnante presso università e licei, che ha svolto attività di ricerca su Sciascia, Manzoni, Parini e Tasso, sulla storia degli stili e dei generi, sulla narratologia e sulla storia e la didattica della letteratura italiana. Sarà presente l’autore, Andrea Verri, dottore di ricerca in Italianistica e Filologia classico-medievale e insegnante.

 

Eventbrite - VIII Leonardo Sciascia Colloquium - Un sogno francese fatto in Sicilia

 

Dal 2010 gli Amici di Leonardo Sciascia programmano periodici incontri di approfondimento, i Colloquia, alternando, anno dopo anno, l'analisi di un tema con quella di una delle opere dello scrittore.

Nel pomeriggio di venerdì 22 settembre si è tenuto a Fano, nella Sala Verdi del Teatro della Fortuna, un convegno sull’amicizia personale che ha legato per un significativo arco di tempo due figure anomale, contro-corrente, della cultura novecentesca europea: il siciliano Leonardo Sciascia e il marchigiano Valerio Volpini. L’incontro di Fano ha voluto anche essere un gesto di omaggio affettuoso alla memoria del figlio di Volpini, Giovanni, prematuramente scomparso, il cui aiuto è stato prezioso nel facilitare le ricerche.

Il 15 settembre uscirà la ventitreesima cartella della collana Omaggio a Sciascia, riservata ai nostri associati vecchi e nuovi, “Pacchetto Completo”, in regola coi versamenti dell’anno in corso.

Si tratta di un’opera deccezione, realizzata appositamente (e in esclusiva per gli Amici di Sciascia) da uno dei protagonisti dell’arte contemporanea, Emilio Isgrò, che ha tratto ispirazione dal frontespizio originale in folio del Libro del Consiglio d’Egitto dell’abate Giuseppe Vella per realizzare una sua “cancellatura”, una tecnica peculiare che consiste nel colpire manualmente e accuratamente testi e immagini con inchiostro di china; azione artistica piuttosto che distruttiva, per «non distruggere la parola ma preservarla interrompendo il modo in cui comunicano i mass media, poiché la svuotano di valore».

QUADERNO DI MONTEVAGO

Introduzione di

Leonardo Sciascia

 

Tra i paesi che nella notte dal 14 al 15 gennaio sono stati distrutti dal terremoto, senza dubbio Montevago è quello che più ha colpito il sentimento del mondo ed è diventato simbolo e sinonimo del tragico avvenimento che si è abbattuto su una zona della Sicilia già abbastanza provata dal secolare travaglio della miseria, del sopruso, della violenza. Per tante ragioni: il numero delle vittime principalmente; ma non ultima quella del nome – Montevago – che improvvisamente trovò contrapposizione di atroce ironia nella totale rovina, nel cumulo di macerie che era diventato tomba di cento e più persone.

Nessuno, fuori della Sicilia, sapeva dell’esistenza di un paese chiamato Montevago, al confine tra la provincia di Agrigento e quella di Trapani. Paradossalmente, il paese cominciò ad esistere nel momento in cui, sotto la zampata di una belva immane, finiva di esistere. Case, chiese, memorie d’arte e di storia: disgregate, cancellate per sempre. E tra i motivi per cui la pietà del mondo converse su Montevago distrutta c’è stato appunto questo: che la memoria del paese com’era, attraverso la voce di una bambina che leggeva un compito scolastico, fu subito viva anche in coloro che di Montevago, prima del terremoto, non avevano sentito nemmeno il nome.

Riportiamo il breve testo di Massimo Bordin, pubblicato su Il Foglio del 27 luglio 2017, nella rubrica “Bordin line”.

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Sciascia e i consiglieri di sinistra del Csm contro Borsellino

Nel 1986 il Consiglio votò per la nomina del magistrato a procuratore di Marsala. Solo in tre, su nove, furono favorevoli. Ma lo scrittore siciliano “pagò” per tutti

di Massimo Bordin

 

Fra le carte pubblicate dal Csm in occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio, una delle più interessanti è tutt’altro che inedita. Si tratta di un verbale di votazione sulla promozione di Paolo Borsellino a procuratore di Marsala nel 1986. Il dibattito che precedette il voto fu incentrato sul superamento o meno del criterio di anzianità, fino ad allora seguito dal Csm per le promozioni. Chi propose Borsellino sostenne che in quel caso andava fatta una eccezione per l’esperienza antimafia del membro del pool palermitano rispetto all’altro concorrente con più anzianità. Quella decisione fu criticata in un articolo sul Corriere della Sera da Leonardo Sciascia che per questo venne trattato come un fiancheggiatore, quanto meno oggettivo, della mafia. Molte voci di sinistra si levarono contro di lui. È interessante andare a vedere 30 anni dopo, mentre alla memoria di Sciascia si rimprovera ancora quell’articolo, come votarono i consiglieri riconducibili alla sinistra.

di Guido Vitiello

Conservo il ritaglio di un’intervista di quando Antonio Ingroia era candidato presidente del Consiglio. Parlava di disponibilità alle alleanze: “Io faccio come quel bel libro di Sciascia: ‘Porte aperte’. Le lascio aperte le mie porte in politica, così come ho fatto sempre in Procura”. Inarrivabile Ingroia. Aveva letto solo il titolo, e neppure l’aveva capito. E dire che l’editore di un suo libro di memorie si era spinto a dire, nel comunicato stampa, che “da potenziale personaggio di un’opera di Leonardo Sciascia” Ingroia era diventato “riconoscibile epigono del grande scrittore siciliano”. Dopo che la Cassazione ha disfatto la tela lungamente intessuta del processo Contrada, mi viene semmai da pensare che il flemmatico ex magistrato avrebbe potuto essere un personaggio di Vitaliano Brancati; e non il bell’Antonio, come l’onomastica suggerisce, ma uno dei giovani protagonisti degli “Anni perduti”, un romanzo degli anni Trenta (promemoria per Ingroia: sono appunto gli anni delle “porte aperte”). Questi tre amici s’infiammano all’idea di costruire una torre panoramica a Natàca, anagramma appena aggiustato di Catania, e l’impresa li riscuote dalla noia. Ma a cose fatte scoprono che non potranno inaugurarla, per via di un ordine del Municipio vecchio di quattordici anni, emesso cioè ben prima che si lanciassero in quel progetto grandioso: “Sotto un fascio di registri si nasconde un foglietto giallo, cinque paroline, una legge inviolabile, qualcosa che, apparendo all’ultimo momento, ci dice che il nostro lavoro è stato un errore, che noi abbiamo lavorato in una direzione vietata e sbagliata”.

Alle ore 18.00 di venerdì 26 maggio è stato presentato a Venezia il saggio di Andrea Verri dal titolo “Per la giustizia in terra. Leonardo Sciascia, Manzoni, Belli e Verga” (ed. Art & Print), presso la Scoletta” Campo San Tomà (San Polo 2857 - Venezia).

Sono intervenuti Gianluigi Placella, presidente dell'A.N.P.I. “Sette martiri”, medico ospedaliero in pensione, già consigliere comunale a Venezia, impegnato nelle tematiche della cittadinanza attiva, Alessandro Cinquegrani, ricercatore presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca' Foscari di Venezia, Giovanni Sbordone (Centro documentazione e ricerca Trentin), che assieme a Franca Cosmai ha curato l'inventariazione dell'Archivio di Franca Trentin. Era presente l’autore, Andrea Verri, dottore di ricerca in Italianistica e filologia classico-medievale e insegnante.

Introdotta dal saluto di Giovanni Capecchi, italianista dell’Università per Stranieri di Perugia, martedì 2 maggio 2017, alle ore 16, a Perugia (Palazzo Gallenga, Sala del Consiglio – Piazza Fortebraccio, 4), si è svolta la quarta e ultima conferenza del ciclo «Sciascia scrittore europeo», organizzato dall’Associazione Amici di Leonardo Sciascia. La conferenza, dal titolo “ ‘È possibile una fraterna vicinanza?’ Sciascia e la Germania”, si inquadrava nel progetto Comunicare la letteratura e la cultura italiana” ed è stata tenuta da Albertina Fontana, membro dell’Associazione Amici di Leonardo Sciascia.

La conversazione si è proposta di presentare il rapporto, complesso e poco indagato, tra lo scrittore di Racalmuto e la cultura della Germania, come punto di partenza per una ricerca più vasta, che riguardi anche le altre aree della letteratura in lingua tedesca, in particolare quella austriaca.

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