Omaggio a Sciascia
Cartella N. 13: M.Catalano/C.Horat - L'albero della solitudine - Natale 2007 PDF Stampa E-mail
I pomeriggi di via Mazzini

Intervista a Maurilio Catalano   Credo che tutte le città italiane abbiano una strada o piazza intitolate a Giuseppe Mazzini: Palermo non fa eccezione. La via Mazzini di Palermo annovera tra i suoi abitanti la galleria Arte al Borgo, gestita e diretta da Maurilio Catalano, artista e docente presso l'Accademia di Belle Arti di Palermo. È da lui che mi sto dirigendo in questo caldo pomeriggio dell'estate 2007.Il motivo di questa visita è Leonardo Sciascia. Maurilio mi attende all'interno. Saliamo su un soppalco. Rivivo con lo sguardo l'interno della galleria con il suo arredamento e nitido riappare il ricordo, anche visivo, dei pomeriggi in cui quella stanza spontaneamente si trasformava in un salotto culturale e artistico sotto la bacchetta di un grande uomo e maestro.Ed eccoci a conversare con Maurilio, in un clima affollato di ricordi soffusi di nostalgia.

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Cartella N. 12 : G. Appella/E. Janich - Natale 2006 PDF Stampa E-mail
 

Sciascia e l'incisione: l'attimo fuggente fermato sulla carta

Ho imparato a conoscere Leonardo Sciascia spulciando nel prezioso "Schedario" di Arnoldo Ciarrocchi. Prezioso non solo per ricostruire la storia delle sue incisioni, dal 1938 al 1992, quanto per le annotazioni che ad occhio inesperto potrebbero apparire maniacali se non inutili.

Ciarrocchi, scheda per scheda, seguendo i suggerimenti del C. A. P. [Carlo Alberto Petrucci], Direttore della Calcografia Nazionale, non annota solo il titolo, l'anno, le misure della lastra, gli stati e la tiratura in 16 o in 24 esemplari, qualche volta in 40, che solo raramente avrebbe completato, ma accanto ad ogni copia scrive il nome dell'acquirente e, in più occasioni, il giorno della consegna e la somma ricevuta. E così sappiamo che, nel 1952, il 28 marzo, Sciascia riceve, per cinquemila lire, l'esemplare 31/100 della serie Aria di Roma, del 1950; nel 1953, il 19 giugno, per diecimila lire, l'esemplare 17/40 de Il cortile delle monache (per alto), del 1939, il 3/VI dell'Autoritratto dietro lo specchio, del 1952, e i1 4/XX del secondo stato di Paese inciso lungo la Nazionale con un alberello o La stradina bianca, del 1950; nel 1954 una prova de I poveri che mangiano i bruscolini, del 1949; nel 1956, il 9 settembre, un s.[enza] n.[numero] di Alberi lungo il Chienti, del 1947; nel 1971, poco prima di Natale, il 3/18 di Susy, il 4/16 di Giuliana G. senza mani, l'1/6 della puntasecca Ritrattino di Maria Luisa, incise proprio quell'anno.

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Cartella N. 11 : A. Cremona/C. Cattaneo - Natale 2005 PDF Stampa E-mail

Notizia

Il linguaggio di Antonino Cremona è una sorta di patois girgentano fortemente personalizzato, che consente di sfogare un estro scapigliato e tenero insieme, soprattutto nei casi in cui esso viene applicato a tematiche amorose e soggettive o quando si volge a delicati affondi descrittivi (Occhi antichi, 1967).
Così la critica più autorevole (Il secondo novecento, Storia della Letteratura Italiana, diretta da Enrico Malato,, Salerno Editrice, Roma,2005, Vol. IX, Parte II, pag.1354) su una figura d’eccezione nella cultura italiana.
Coetaneo di Sciascia (che lo annovera tra coloro che lo avevano aiutato nell’impresa di Morte dell’inquisitore) , redattore italiano della parigina Revue des lettres modernes, traduttore di Lorca, Heine, Machado, Eliot, poeta ,saggista, prosatore e autore di teatro, avvocato civilista di professione, Antonino Cremona aveva scritto per noi -poco prima della scomparsa avvenuta il 24 settembre 2004- due testi che qui con viva commozione si pubblicano. Alla testimonianza espressamente dedicata all’arte (Stampe con appassionamento) non abbiamo saputo resistere alla tentazione di aggiungere l’altra (Sciasciana) che ,per il gioco del caso, diventa anticipazione di “Sciascia da giovane”,testo inedito che gli Amici di Sciascia daranno presto alle stampe per l’affettuosa curatela della figlia dell’autore, Ester , alla quale va la nostra gratitudine.

Francesco Izzo

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Cartella N. 10 : Michel Random - Natale 2004 PDF Stampa E-mail

Entre nous

Caro Michel,

appena un anno è passato dalle causeries in rue Lemercier.
Scartabellando tra memorie di carta, accanto ad un sognante Federico Fellini,tra Ignazio Silone, Carlo Levi, Italo Calvino,e tanti altri ancora,ecco spuntare le immagini di un Leonardo Sciascia di trent’anni fa.

Colpo di fulmine.

Breve il passo successivo: il progetto che si avvia, la passione che si accende e infonde energia alle riflessioni, fino all’ effimera vittoria del nero sul bianco,malgrado tutto.

“Con te si può solo cedere, se no ci sarebbe da ammazzarti”.
Mi hai graziato.

I testi ci sono e le immagini pure: la memoria è salva .

 

Francesco

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Cartella N. 9 : V. Consolo/A. Calascibetta- Natale 2003 PDF Stampa E-mail

Sciascia: tra Goya e Dürer

Sapevo che in Sicilia, nel centro del deserto siciliano, c’era uno scrittore di nome Leonardo Sciascia, lo Sciascia, fino a quel 1964, delle Favole della dittatura, La Sicilia,il suo cuore, Le parrocchie di Regalpetra, Morte dell’Inquisitore, Gli zii di Sicilia, Il giorno della civetta,Il Consiglio d’Egitto. E avevano, quei libri pubblicati da Bardi, Laterza, Einaudi, copertine con riproduzioni di disegni e di pitture di Emilio Greco, Nino Caffè, Renato Guttuso, Goya, Anonimo secentesco. Un particolare del disegno di questo Anonimo illustrava la copertina di Morte dell’Inquisitore.La riproduzione completa della stampa, ripiegata in tre parti all’interno, rappresentava un Auto da fe, lo spettacolo di una processione dell’Inquisizione, a Palermo, un sinistro serpentone che dallo Steri si snodava fino alla Cattedrale. In quella stampa lo “spettacolo” era dettagliatamente rappresentato, spettacolo che poi il Pitré, in Del Sant’Uffizio a Palermo e di un carcere di esso aveva minuziosamente descritto. “ Squilla la tromba, e tutto il popolo, preavvisato dai tamburi, viene chiamato allo Spettacolo. Preceduto dal vessillo della Santa Inquisizione, esce dal Palazzo del Sant’Uffizio il festivo corteo…”

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Cartella N. 8 : F.Nasca/R.Ceccotti - Natale 2002 PDF Stampa E-mail

Passeggiate siciliane con Leonardo Sciascia

L’acquaforte e Leonardo Sciascia, immagini per me inseparabili nel ricordo. Devo infatti al mio amore per le acqueforti il primo incontro con Leonardo Sciascia. Frequentavo allora da qualche tempo la galleria d’arte “Arte al Borgo” in Palermo specializzata nella grafica, gestita da due pittori e incisori Maurilio Catalano e Raffaello Piraino- il primo tendente al consapevole naïf, il secondo al Liberty- dove incontravo l’avvocato Angelo Perna (con il quale condividevo la passione per le acqueforti di Luigi Bartolini) già da tempo assiduo amico di Sciascia. Fu appunto l’avvocato a farmene fare la conoscenza proprio durante una mostra di incisioni di Bartolini, nel lontano 1969; e da allora nacque la mia amicizia con Leonardo Sciascia, grande appassionato di acqueforti specialmente di quelle di Bartolini. A quel tempo avevo letto alcuni dei suoi lavori – oltre l’articolo “Paese con figure” pubblicato su Galleria del 1949 – e cioè Le parrocchie di Regalpetra, Il Giorno della civetta, Il Consiglio d’Egitto, e le Feste religiose in Sicilia nella edizione Leonardo da Vinci, e ne ero rimasto molto interessato.

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Cartella N. 7 : R.Roversi/N.Giulino - Natale 2001 PDF Stampa E-mail

Un (grande) uomo isola

Sciascia, un grande uomo isola, secondo la bella (giusta) definizione di Alfonso Gatto,del 1973, dedicata a Gulino, che ha schegge luminose di segni molto vicine alla scabra, e talvolta lucidissima scrittura di Sciascia (ma vedremo). La prima volta mi chiese se la signora Roversi, moglie a Orsi, capo stazione arrivato a Racalmuto, tempo prima, da Bologna, era per caso mia parente. Sì,era sorella di mio padre.

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Cartella N. 6: S.Vilardo/V.Piazza - Natale 2000 PDF Stampa E-mail

Indimenticabili quegli anni Sessanta

Era una piacevolissima, e per me vitale, consuetudine quegli incontri pomeridiani con Leonardo Sciascia, mio amico fin dalla prima adolescenza. E, nell’usare l’espressione verbale ‘vitale’, che potrebbe suonare eccessiva ad orecchie sottilmente educate, non esagero affatto, perché la mia sensibilità malata, i dubbi assillanti, le angosce improvvise, gli avvilimenti che ancora mi amano con immutato ardore - tenaci ragnatele che tanto deliziano la mia divertente esistenza- venivano lacerate e ignominiosamente disperse da quegli appuntamenti quotidiani. Lo scambio di pensieri, anche i più segreti, i suoi chiari, attenti giudizi sui fatti del giorno (come dimenticare la concitata, sgomenta, telefonata che avemmo subito dopo la notizia dell’assassinio del presidente Kennedy), sui libri appena letti, sui films già visti o da vedere, sulla mafia, su certi discutibili uomini politici… mi acquietavano, davano certezze, senso ai miei giorni.

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Cartella N. 5 : V.Sgarbi/R.Stelluti - Natale 1999 PDF Stampa E-mail

Saggi e assaggi di Leonardo Sciascia nelle Arti Figurative

Ha detto recentemente Günter Grass, ricordando Diderot, che il nostro tempo avrebbe bisogno di “Illuminismo”, un Illuminismo come categoria dello spirito e non come categoria storica. Ho pensato alla situazione italiana in balìa di emozioni e di esaltazioni, arrivando alla conclusione che gli italiani avrebbero ancora bisogno di uomini come Leonardo Sciascia. Perché nessun altro intellettuale italiano degli ultimi cinquant’anni potrebbe dirsi più illuminista, più “diderotiano” di Sciascia.

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Cartella N. 4 : A.De Vita/G.Modica - Natale 1998 PDF Stampa E-mail

Il diniego del pittore

Sciascia venne da Palermo con la moglie; dalla vicina Comiso venne Bufalino; Addamo da Catania, con Maria Attanasio; Ferdinando Scianna e la sua compagna da Milano; Leone da Ragusa; Guccione da Scicli; Aldo e Nina da Racalmuto; Tranchino da Siracusa; Natale Tedesco venne da Bagheria; io e Giovanna, tornati da poco dal nostro viaggio di nozze, veniamo da Marsala.
A Chiaramonte Gulfi, nel Dicembre del 1986, in occasione di un Convegno sull'Opera di Serafino Amabile Guastella, noi amici siciliani, per una volta ancora, ci ritroviamo assieme.

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Cartella N.3 : S.S.Nigro/B.Caruso - Natale 1997 PDF Stampa E-mail

Par che ti me conti un romanzo

Sapeva tacere massicciamente. Tanto che i suoi periodi, avrebbero potuto essere letti come figure retoriche. Sembrava che parlando tacesse e tacendo parlasse.

E, che, con il silenzio volesse rompere a se stesso le parole in bocca. Tra i denti lasciava infatti morire le parole, strascicate e come stanche: un favellar stanco e addentellato.

Erano gocciole di suono, le sue rare risatine quando crollava il capo e il silenzio stemmava con un aforisma: “Dal ben sedere viene il mal pensare”. E qui si tacque strizzando le labbra: lapicida, che parlava a sgraffio; a mobilitar pensieri, a tavola, in un ristorante, che il suo concentrato silenzio aveva intanto trasformato in un giardino di meditazione, di sabbia e pietraia.  

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Cartella N. 2 : L.Adorno/P.Guccione - Natale 1996 PDF Stampa E-mail

Memoria su rame

E’ un piccolo ritratto di Leonardo Sciascia, intenso, scavato a fondo e posto, dalla nostalgia dell’artista amico, dietro la grata leggera di una quadrettatura che lo fa sembrare lontano, irraggiungibile.

Mi colpì alla mostra di Guccione l’estate scorsa, pur così piccolo, in bianco e nero, fra grandi e splendidi quadri tutti cielo e mare nell’ultimo barlume del crepuscolo, e mi riportò alla mostra di tanti anni fa in cui incontrai Sciascia di persona.

Ero seduta da una parte, ad aspettare un’amica che tardava, quando lui entrò. Gli si fecero tutti intorno e lo tallonavano anche mentre sfilava davanti ai quadri ; questo non gli impediva, però, di gettare rapide occhiate di curiosità su di me e sul catalogo di un incisore dell’Est che avevo in mano, proprio quel Pilecek di cui aveva scelto un’acquaforte per la copertina di Nero su Nero.

Quando, un attimo, restò solo e ne incrociai lo sguardo mi alzai, gli andai incontro e "Lei non mi conosce" gli dissi "ma molti anni fa mi scrisse una lunga generosa lettera per un mio libro."

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Cartella N. 1 : G.Bufalino/D.Faro - Natale 1995 PDF Stampa E-mail

Sciascia, amateur d'estampes

Diceva spesso Guttuso di amare tutta la pittura come l'ubriacone ama tutto il vino. Il medesimo avrebbe potuto ripetere di sé Leonardo Sciascia nei confronti dell'incisione: tanto egli era, come amateur d'estampes; indistinguibile da quelli che Honoré Daumier rappresenta, ora in piedi ora seduti, intenti a osservare con una mite follia nelle pupille un foglio testé uscito dal torchio o scelto da un grande mucchio. Era una passione, la sua, benché assoluta, di benevola latitudine, sì da allargarsi a comprendere parecchi territori limitrofi: film muti, vecchie fotografie, manifesti d'una volta... tutto quanto, insomma, è figura minore e segreta del mondo, alfabeto di segni più che di colori. Non che ai colori lo scrittore fosse insensibile, ma forse un poco lo disturbava la loro presunzione di farsi immagini speculari e vicarie della realtà più diurna, quella che ogni mattina affrontiamo, svegliandoci, nel vano di una finestra...

Meglio, al suo pudore altero, si confacevano i complotti di bianchi e neri che un bulino sommessamente intrattiene fra i margini di un'acquaforte, la dove la vista fa presto a diventare visione, se non visibilio. Qui egli sperimentava un'astrazione totale, una sorta di sfinimento contemplativo, non esente da qualche tremore, che manca poco rassomigliasse a un'estasi religiosa...

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Associazione Amici di Leonardo Sciascia