Sciasciana

Qualche giorno fa ho estratto dallo scaffale un’antologia di testi di viaggiatori francesi sull’Italia, intitolata Italies. Anthologie des voyageurs français aux XVIIIe et XIXe siècles e pubblicata nel 1988, a cura di Yves Hersant, nella collana Bouquins dell’editore Robert Laffont.
L’intervista a Jean-Noël Schifano Noel Schifano: Io, Sciascia e Guttuso. La mia Sicilia dei maestri di Salvatore Falzone, su “la Repubblica” del 27 luglio 2015, è in realtà una doppia intervista. Potremmo dire, una metaintervista. E nell’incastro tra le domande che il giornalista pone allo scrittore francese di origini siciliane e il ricordo di un’intervista a Sciascia dello stesso Schifano, passa la Sicilia, la sua cultura, il suo retaggio, gli scrittori, gli artisti.
Sul Tempo illustrato del 31 gennaio 1970, Sciascia fa il resoconto giornalistico di una manifestazione di protesta dei terremotati di Gibellina, a due anni di distanza dal sisma che il 15 gennaio 1968 aveva devastato la valle del Belice, distruggendo completamente sei paesi e provocando 340 morti immediati e il doppio nei giorni successivi, per la lentezza dei soccorsi. Alla fiaccolata sulle rovine spettrali del paese “visione allucinante, di un orrore che arrivava alla bellezza”, Sciascia partecipò in prima persona, e dopo due settimane racconta l’evento con una partecipazione emotiva così sentita e, nello stesso tempo, con una lucidità così…
Ci sono degli scrittori che diventano per noi degli autentici amici, anche se non abbiamo avuto la fortuna di conoscerli personalmente. Lo disse bene il giapponese Kenkō, circa sette secoli fa, nel suo libro Momenti d’ozio, pubblicato in Italia da Adelphi: “Lo svago più gradevole è di starsene seduti da soli sotto la lampada, con un libro aperto davanti, e di fare amicizia con persone di un lontano passato che non abbiamo mai conosciuto…”. Sono quei pochi scrittori che, oltre che amici, diventano per certi lettori anche maestri e consiglieri: ed è ciò che, quasi inevitabilmente, accade con Leonardo Sciascia.…
Da Anatole France a Joseph Roth in poco meno di un chilometro… Può sembrare un’assurdità, o una fantasia un po’ stravagante, ma non è né l’una né l’altra cosa. Meno di un chilometro è infatti, più o meno, la distanza che, sulla Rive Gauche, separa il quai Malaquais – legato a France – dalla rue de Vaugirard – quasi all’angolo della quale visse Roth. A collegare il lungosenna e la rue de Vaugirard, che costeggia una parte del Jardin du Luxembourg, è una strada che a un certo punto del suo percorso cambia improvvisamente nome, da rue de Seine trasformandosi in rue de Tournon.    Rue de Seine…
Nelle sue opere, Sciascia non parla molto spesso dell’amore, o almeno non direttamente. Eppure ne L’antimonio, il lungo racconto inserito nella raccolta Gli zii di Sicilia, compare a mio parere una pagina che vale la pena di leggere con attenzione. Il protagonista della storia, io narrante, è un minatore siciliano che per sfuggire alla miseria, dopo un’esplosione nella zolfara in cui lavora, parte per combattere la guerra civile spagnola a fianco delle truppe franchiste.
Questa caldissima estate del 2017 sarà ricordata anche per la vendemmia anticipata. I telegiornali hanno infatti dato notizia, già nella prima settimana di agosto, dell’inizio della vendemmia, causata dalle alte temperature che hanno fatto maturare le uve prima del consueto. E questo mi ha fatto ricordare un breve articolo di Leonardo Sciascia, intitolato “Le luci dei vini”, pubblicato sul numero del novembre 1986 della rivista Civiltà del bere.   Nell’articolo, Sciascia scrisse che ogni volta che sentiva la parola ‘astemio’ gli tornava alla mente un aneddoto che aveva sentito da bambino: “Una volta – molti anni fa, poiché è un ricordo…
Quello della libertà dello scienziato è uno dei temi più affascinanti e alti della letteratura del Novecento, e due nostri maestri indiscussi, Primo Levi e Leonardo Sciascia, hanno dedicato alla questione pagine intense e indimenticabili. L’evento cruciale da cui si snodano le loro riflessioni è la distruzione di Hiroshima e Nagasaki alla fine della Seconda guerra mondiale, per mezzo della bomba atomica. In Vizio di forma, raccolta di racconti fantascientifici del 1971, Levi narra l’avvenimento da un punto di vista “extraterrestre”: nel racconto Visto da lontano, la guerra è definita “Periodo anomalo” e lo sgancio delle bombe sulle città nipponiche,…
Lo confesso: alcune volte, leggendo di crimini particolarmente efferati, ho pensato che l’autore meritasse la pena di morte. Ma si è trattato soltanto del pensiero di un momento, della reazione istintiva a uno di quegli atti per i quali sembrano inadeguati anche gli aggettivi più forti – atroce, orribile, rivoltante. Penso possa capitare a molti. Càpita anche al protagonista di Porte aperte – pubblicato trent’anni fa, nel 1987 –, che si rovinerà la carriera per essersi rifiutato di irrogare la pena di morte a un individuo assolutamente spregevole, autore di tre omicidi.
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