Sul romanzo giallo

Nel 1979 Leonardo Sciascia scrisse la prefazione e la postfazione del romanzo di Agatha Christie L’assassinio di Roger Ackroyd, ripubblicato da Mondadori nella collana Oscar gialli nell’ottobre di quell’anno. Il romanzo – titolo originale The Murder of Roger Ackroyd – era comparso in Inghilterra nel 1926 ed era stato tradotto per la prima volta in Italia, sempre da Mondadori, nel 1930. Il titolo della prima traduzione – secondo Sciascia “più suggestivo e osservante” di quello, letterale, poi definitivamente adottato – era Dalle nove alle dieci.

   La breve prefazione sciasciana inizia con la citazione delle ultime frasi di Omaggio alla Catalogna, in cui George Orwell descrive “l’Inghilterra meridionale, forse il più bel paesaggio del mondo”; una certa Inghilterra sicura, tranquilla, sempre uguale a se stessa, ordinata, sulla quale si può fare affidamento: “… tutto dormiente del profondo, profondo sonno dell’Inghilterra, dal quale temo a volte che non ci sveglieremo fino a quando non ne saremo tratti in sussulto dallo scoppio delle bombe”. (È appena il caso di aggiungere che Homage to Catalonia fu pubblicato nell’aprile 1938. Cinque mesi dopo, il primo ministro britannico Sir Neville Chamberlain, di ritorno dalla conferenza di Monaco, avrebbe dichiarato che l’accordo raggiunto con Hitler rappresentava la “pace per il nostro tempo”. Ma era soltanto un sogno, per giunta a occhi aperti: e al drammatico risveglio avrebbero provveduto i massicci bombardamenti della Luftwaffe, che nel 1940 si sarebbero protratti sull’Inghilterra per mesi e mesi.)
   Ed è proprio “il profondo sonno dell’Inghilterra” descritto da Orwell che torna in mente a Sciascia ogni volta che egli legge – o (ri)legge – un romanzo di Agatha Christie. Il delitto al centro del romanzo rompe infatti l’atmosfera tranquilla che caratterizza l’ambiente in cui avviene, che secondo Sciascia ha “un che di natalizio – come una reversione e perversione, come una parodia freddamente e sottilmente feroce, di quelle che sono le festività natalizie – tra Natale ed Epifania – nei paesi cattolici mediterranei”. Tutti i personaggi coinvolti in vario modo nella vicenda messa in scena dall’autrice devono infatti essere presenti, come a una riunione familiare, o durante un viaggio, una crociera, “un week-end (il mitico sabato inglese, quando in Italia si cominciò a tradurre la Christie e ancora non era, l’Italia, il paese delle vacanze: sicché alla vacanza soggettiva che è sempre la lettura di un romanzo di Agatha Christie si aggiungeva allora il senso di una vacanza oggettiva di cui fosse parte il giuoco del delitto misterioso, dell’indagine, della scoperta del colpevole: quasi una caratteristica, insomma, del sabato inglese)”.
   Lo stesso concetto Sciascia aveva espresso in Breve storia del romanzo poliziesco. Il saggio, pubblicato per la prima volta sul settimanale Epoca nel settembre 1975 – in due puntate intitolate E l’investigatore fu e L’inchiesta è aperta, legate insieme dall’occhiello Breve storia del romanzo giallo – è poi confluito, nel 1983, in Cruciverba. Nel testo Sciascia delinea una storia del romanzo poliziesco, attraverso autori, testi, personaggi e tecniche narrative: a partire dalla Bibbia e da quello che definisce il primo investigatore, il profeta Daniele che risolve il caso della casta Susanna e dei due vecchi corrotti. E a proposito della Christie vi si legge: “Con Poirot il ‘giallo’ di tipo inglese, che ha la caratteristica di svolgersi dentro una cerchia familiare o borghigiana di sospettati e di sospettabili; di osservare unità di luogo, di tempo e di azione; di non fermarsi a un solo delitto – con Poirot, cioè con Agatha Christie, giunge a vette di straordinario virtuosismo”. E quanto a Miss Marple: “È un personaggio felice: senza dubbio più reale dello stesso Poirot – sullo sfondo della provincia inglese, dentro l’immobile vita dell’Inghilterra rurale”.
   Tra i testi su cui Sciascia si basò per scrivere Breve storia del romanzo poliziesco, (quasi) sicuramente non c’è Le meurtre de Roger Ackroyd, traduzione francese del 1927 del romanzo della Christie, preceduta da un’introduzione del latinista Georges Arnaud. Il quale vi sostiene che il romanzo giallo ha una costruzione come quella del latino: “Du texte latin au ‘detective novel’ les même mécanismes mentaux sont en cause…”. Perché nel latino “Ce qui constitue la nouveauté et la caractéristique essentielle, c’est que non seulement le verbes, mais aussi les substantifs, prennent différentes formes” secondo la funzione che assumono nella frase. In conclusione: “Les désinences jouent dans le texte latin un rôle identique à celui des indices dans un problème policier”.
   È una tesi che può essere condivisa o respinta. Qualcuno potrebbe essere tentato di liquidarla come frutto di una sorta di deformazione professionale: il latinista Arnaud, in altre parole, poteva essere portato ad applicare il latino a qualsiasi aspetto della vita, o a vedere tutti gli aspetti della vita attraverso il filtro del latino. In ogni caso, è una tesi suggestiva, che vale la pena di essere conosciuta. E infatti così la pensava Beniamino Placido, che ne parla nel suo In viaggio verso Orazio, uno dei Tre Divertimenti. Variazioni sul tema dei Promessi Sposi, di Pinocchio e di Orazio, brioso volumetto pubblicato dal Mulino nel 1990, che Sciascia sfortunatamente non ebbe la possibilità di leggere.
   Per finire, una curiosità. Tutti sanno che quello che noi italiani definiamo ‘romanzo giallo’ – perché Il Giallo Mondadori era il nome della prima collana italiana di romanzi polizieschi, per via del colore delle copertine dei volumi – in inglese è definito ‘detective novel’ e in francese ‘roman policier’, o ‘noir’. Forse non tutti sanno, invece, che un’eventuale traduzione letterale dall’italiano in cinese dell’espressione ‘romanzo giallo’ trasformerebbe, nel lettore o ascoltatore cinese, un romanzo poliziesco in un romanzo pornografico. Effetti – e rischi – dei colori.

Euclide Lo Giudice

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