Un itinerario sciasciano a Parigi In evidenza

Da Anatole France a Joseph Roth in poco meno di un chilometro… Può sembrare un’assurdità, o una fantasia un po’ stravagante, ma non è né l’una né l’altra cosa. Meno di un chilometro è infatti, più o meno, la distanza che, sulla Rive Gauche, separa il quai Malaquais – legato a France – dalla rue de Vaugirard – quasi all’angolo della quale visse Roth. A collegare il lungosenna e la rue de Vaugirard, che costeggia una parte del Jardin du Luxembourg, è una strada che a un certo punto del suo percorso cambia improvvisamente nome, da rue de Seine trasformandosi in rue de Tournon.
   Rue de Seine inizia dal quai Malaquais e prosegue, piena di negozi di stampe e gallerie d’arte, fino al boulevard Saint Germain. Superato il grande viale, mantiene il proprio nome fino a rue Saint-Sulpice, per diventare, subito dopo, rue de Tournon: che sale per circa duecento metri, con pendenza crescente e via via allargandosi, fino a raggiungere rue de Vaugirard, proprio di fronte al Palais du Luxembourg, sede del Senato francese: dove finisce.
   Nel palazzo al numero 19 del quai Malaquais, punto di partenza di questa passeggiata, nacque Anatole France, di cui Sciascia tradusse Il procuratore della Giudea (Sellerio, Palermo, 1980). Sullo stesso quai Malaquais abita anche il bibliofilo protagonista del romanzo di France Il delitto di Sylvestre Bonnard. (Sylvestre Bonnard, tra l’altro, compie un viaggio ad Agrigento, alla ricerca di un libro molto raro: e viene la tentazione di fantasticare, borgesianamente, di un incontro tra Leonardo Sciascia e Sylvestre Bonnard, che potrebbe aver avuto luogo appunto ad Agrigento, che si trova a una ventina di chilometri da Racalmuto. Ed è qui il caso di inserire un’annotazione: a proposito della traduzione de Le crime de Sylvestre Bonnard pubblicata nel 2002 dalle Edizioni Sylvestre Bonnard di Milano. Il traduttore Alessandro Serra ha infatti tradotto Agrigento quel che nell’originale dovrebbe essere Girgenti: il romanzo di France è infatti del 1881, mentre Girgenti diventò Agrigento soltanto nel 1927.)
   A poca distanza, al numero 7 del quai Malaquais, si trovava la libreria e sede dell’editore Honoré Champion, che ha poi traslocato in rue Corneille. La Honoré Champion diffondeva tra l’altro i Bulletins de la Société des Amis de Montaigne, e ha pubblicato due importantissimi dizionari relativi a due autori amatissimi da Sciascia – il Dictionnaire de Michel de Montaigne e il Dictionnaire de Stendhal – e almeno un libro su un’opera sciasciana, nel 1999: l’ottimo Imposture littéraire et stratégies politiques: Le Conseil d’Egypte des Lumières siciliennes à Leonardo Sciascia, di Camilla Maria Cederna.
   Sulla curva che, appena oltre il quai, segna l’inizio di rue de Seine, delimitato da due palazzi e chiuso verso il marciapiede da una bassa recinzione, si apre un piccolo giardino in cui sorge il monumento a Voltaire. Ed è proprio a un palo della segnaletica di fronte al monumento che si aggrappa don Antonio Lepanto, nella scena finale di Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia.
   La via prosegue fino a raggiungere e superare il boulevard Saint Germain, e arrivare all’intersezione con rue Saint-Sulpice: da cui, con il nome di rue de Tournon, inizia l’ultima parte del percorso, in leggera salita. In quest’ultimo tratto, costellato di lapidi e targhe secondo il lodevole uso parigino, si scopre che nel corso dei secoli la via è stata abitata da molti personaggi meritevoli di ricordo. Tra i tanti, ricorderò soltanto i tre che, per un verso o per l’altro, hanno un qualche legame, anche lontano e indiretto, con Leonardo Sciascia.
   Uno è l’attore Gérard Philipe, che abitò e morì, nel 1959, nell’edificio al numero 17. Aveva appena trentasette anni, e nella sua carriera aveva avuto l’occasione di interpretare sullo schermo due dei più famosi personaggi – Julien Sorel e Fabrizio del Dongo – di uno degli scrittori più amati da Sciascia.
   Poco più su, ci si imbatte in Giacomo Casanova, ricordato da una lapide sulla facciata del numero 27: JACQUES CASANOVA / DE SEINGALT / 1725 - 1799 / ECRIVAIN ET AVENTURIER VENITIEN / DANS CET HOTEL A HABITÉ. Non è specificato il periodo del soggiorno, e l’anno della morte è erroneamente indicato come 1799 invece del corretto 1798. Casanova avrebbe certamente apprezzato il de Seingalt e l’ecrivain, e forse anche l’aventurier. (Curiosamente, tra i molti personaggi famosi legati alla via, Wikipedia non lo menziona. Eppure il personaggio è piuttosto importante anche per la Francia: nel 2010 la Bibliothèque Nationale ha infatti acquistato, dalla casa editrice Brockhaus che lo possedeva da quasi due secoli, il manoscritto dell’Histoire de ma vie, scritto appunto in francese. L’acquisto è stato reso possibile anche grazie a una donazione anonima, ed è costato sette milioni di euro.)
   Infine, in cima alla strada, sulla facciata di un palazzo che si trova quasi all’angolo con la rue de Vaugirard, una piccola lapide ricorda che l’edificio ospitava l’albergo in cui abitò Joseph Roth nei suoi ultimi anni di vita. Di Roth, nel saggio intitolato Parigi, ultimo di Cruciverba, Sciascia riporta una lunga citazione del XXIV capitolo di Fuga senza fine, che inizia così: “In tutte le città del mondo sono le donne che alle sette del mattino escono per prime di casa: donne di servizio e stenodattilografe. In tutte le città che Tunda aveva visto fin’allora le donne portano ancora nelle strade un ricordo d’amore, di notte, di letti e di sogni. Ma le parigine che di mattina scendono nelle strade sembrano aver dimenticato la notte. Hanno il nuovo belletto fresco sulle labbra e sulle gote che fa pensare stranamente a una specie di rugiada mattutina…”. Chiusa la citazione, Sciascia commenta: “È la Parigi degli anni tra il 1920 e il 1930, la Parigi di Georges Simenon. E da allora anche Parigi, come tante altre città del mondo, ha avuto i suoi guasti: di tanto, come dovunque, la sua vita è cambiata: ma è ancora possibile intravederla, muoversi nelle sue strade, e vederla muoversi…”
   Questo percorso, che io feci nel senso in cui l’ho descritto, è accennato nel finale di Parigi: “Il quai Malaquais, la rue de la Seine dove Bergeret (un altro personaggio di Anatole France, ndr) abitava (e dove anche Casanova, ma là dove la rue de la Seine improvvisamente, e cioè inaspettatamente, diventa rue Tournon, aveva abitato): ecco una parte di Parigi che mi è specialmente cara. Per tante ragioni: e non ultima quella che tante botteghe di stampe vi si trovano, dove passo delle ore. E là dove la rue de la Seine sfocia nel quai Malaquais finisce quel mio racconto che s’intitola al nome di Candido…”.
   Quando feci questa passeggiata, l’11 settembre 2001, non ricordavo il saggio sciasciano. E al ritorno in albergo, nel tardo pomeriggio, la televisione trasmetteva in continuazione le immagini che arrivavano da New York.
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