Schegge

1. Lettera  n°892  << Alla figlia - Milano>>, con elenco dei beni  "..da distribuire tra voi  fratelli, all'infuori del testamento, quanto mi pare opportuno, onde non caricare la disposizione testamentaria di troppi dettagli".  Segue elenco dei beni e alla voce n° 18:

    "18) Bruno Caruso - "I grandi giardini" - 5 acqueforti originali con un testo di Leonardo  Sciascia,es.89/90"

in Mondadori ,Alberto - Lettere di una vita -1922-1975 , A.Mondadori Editore,Milano,1996,p.1026-1027

2."Tutte le annate della Repubblica: una giuria della << Stampa>> ha scelto per ciascuna il romanzo migliore.. (omissis).... Gadda, Calvino, Testori, Sciascia e Volponi prevalgono con due titoli a testa....(omissis)...Anche il '63 mette a dura prova la civile discussione. In gara...(omissis)...lo Sciascia del Consiglio d'Egitto...(omissis)....Nel '71 con Il contesto...(passa) Sciascia ".  Nel '62 A ciascuno il suo.

in Orengo, Nico , Romanzi per 50 anni  , La Stampa ,27 Luglio 1996 ,pp.19-20-21

3.                                                                                       " Querceta, 7 gennaio 1971

              Caro Flaiano,

        ti mando in esame un abbozzo di programma per Corleone. Conto sulla tua preziosa  collaborazione......(omissis)...

                                                            Convegno

                                                          di Corleone

                                                Programma di Massima

                                     ( salvo approvazione delle Cosche )

- Ricevimento degli Uomini di Rispetto e visita alle Tombe dei principali Pezzi da No  vanta deceduti negli ultimi cinque minuti.

- Discorso ufficiale di Genco Russo.

-Concerto di Lupare.

-Relazione dell'On. Scelba sui rapporti fra l'Onorata Società e il Governo Provvisorio-

      Idem di Renato Guttuso sul tema: Mafia e Pittura- Idem dell'On.Misasi sulla Mafia e le Porte del Duomo di Orvieto.

-Pranzo sociale

-Commemorazione di Salvatore Giuliano e Gaspare Pisciotta. Scoprimento di una lapide a Portella della Ginestra,con discorso di Leonardo Sciascia >>

in Maccari,Mino,in Lettere a Flaiano (1947-1972),Edizioni Pananti, Firenze, p.176

•4.                                                                                         " Cinquale,14 luglio 1972.

    Caro ed illustre Amico,

      (...omissis...)

    Spero che abbandonerai alla sua sorte il Partito Repubblicano.Ormai hai un pubblico affezionato(l'ho constatato di persona al Caio Melisso) e non devi più fare il gioco degli altri. 

    Pensoso delle patrie fortune

    Scrive Sciascia cose inopportune

    Ma Montale poeta superno

    Vota a favore del Governo

    E La Malfa che non è grullo

    Vota pel b[...] del Sullo

     Saluti e buci                                                                              tuo

                                                                                                 Maccari

in Maccari,Mino,ibidem,p.208  

5. " Leonardo Sciascia: Una talpa che rifiuta la tana e sfida i cacciatori con l'assenza"

in Bompiani,Valentino, Zoo letterario in "Greguerìas" bizzarrie e stravaganze,cura di Vincenzo Accame,Tascabili Bompiani,Milano,1990,pag.82

6."Comunque ,io appartengo ad una Destra che non ha mai discriminato i bambini dello Zen di Palermo,dove sono crresciuti,per non citarne che gli ultimi due esemplari, Sciascia e Bufalino"

in Montanelli,Indro, La stanza di Montanelli, risposta a un lettore sul tema "La mia destra:riformismo e meritocrazia",Corriere della Sera,20 Agosto 1996,pag.29

7." Il ragazzo Palma ha 28 anni.E una militanza nel partito radicale che risale al 1983.A 17 anni conosce Pannella.al congresso nazionale di Roma.Attende il discorso conclusivo,si avvicina col cuore in gola.Per lui che segue radio radicale come una Bibbia,che somatizza ogni sciopero della fame di Marco e dimagrisce,che sa a memoria i libri dell'antiproibizionista Sciascia, è come se dovesse incontrare     Roosevelt"

in Palma, Carmelo(intervista a), Spinello senza filtro, a cura di Barbara Frandino,Il Venerdì (Repubblica), 27 Settembre 1996,pag.22

8.   " Nell'uso del linguaggio, Aldo Busi spicca per  << intelligenza e bravura >>. La << pagella >> è di Ilaria Bonomi, docente di grammatica italiana, autrice di una ricerca per l'Accademia della Crusca, pubblicata sugli Studi di grammatica italiana. Tra i promossi , sotto il profilo grammaticale, oltre a Busi , ci sono Bufalino, che sa usare la lingua << con grande perizia e raffinatezza >> ; Sebastiano Vassalli che ha una scrittura << molto consapevole >>,....(omissis)....Qualche riserva anche su Sciascia che << mirando molto alla sintesi, ha sacrificato l'estetica della frase, che a volte non è ben costruita >>

in " La Crusca elogia Busi  Bufalino e Capriolo", La Stampa, 14 novembre 1996

9. " Tra i libri,<<medicina ai mali della vita>> come li definisce lui, Dell'Utri ha passato anche i suoi giorni più neri, nel carcere di Ivrea: una copia della Divina Commedia, qualche opera di Sciascia e di  Nietzsche."

in Dell' Utri, Marcello (intervista a ), Sarà un'utopia che mi salverà, a cura di Elisabetta Rosaspina, Sette (Magazine Corriere della Sera), 20 Marzo 1997 n°12,pag.54

10  "..passi pure ad esempio a cogliere nel pantheon citazionistico Anna Seghers o Clara Zetkin, ma riservare a Shulamith Firestone più spazio che a Sant'Agostino o a Sciascia sembra francamente un po' esagerato."

in Galli della Loggia, Ernesto, Le citazioni tendenziose, Corriere della Sera, 28 Dicembre1999 ,pag 1

11.   "C'è tra le altre, una cosa che mi tiene lontano dal ministro separatista Bossi: al maestro di Vigevano preferisco il maestro Sciascia, siciliano, e penso a quanta intelligenza riceviamo dal Sud".

In Biagi, Enzo, Il <<made in Italy>> che ci onora ,Corriere della Sera, 7 Dicembre 2003, pag 1 (rubrica STRETTAMENTE PERSONALE)

12.  " Per puro spirito di  conversazione, un lettore di nome Paolo interviene a proposito dei 100 romanzi da salvare degli ultimi 300 anni e propone le sue integrazioni alla lista stilata dall' Observer : << 1) Il più grande italiano degli ultimi decenni ? Sciascia. La Sicilia e la mafia sono scuse: parla di noi. La sua opera migliore? Il Contesto. Breve, denso, come dovrebbero esere i libri; "

in D'Orrico, Antonio, Le scuse di Sciascia, Sette, ( Magazine,Corriere della Sera),11 dicembre 2003,pag 171 ( rubrica CAMMEO)

13.

" 30.1.1999.....omissis...Calamandrei mi è stato maestro all'Università di Firenze, e devo alla sua lezione (e più tardi all'incontro con Leonardo Sciascia) se il garantismo è divenuto elemento primario del mio sentire civico."

in Muzii,Enzo, Silenzio,si vive, Nino Aragno Editore, Torino,2003, pag 36

" 12.2. Tra le divagazioni notturne di RAI TRE (Fuori Orario- Cose mai viste) sono andati in onda (in replica) i cinque episodi di Alle origini della mafia, da me realizzati, sulla base di un <<promemoria>> di Leonardo Sciascia e con la consulenza di Eric Hobsbawn, tra il 1974 e il 1976, per una coproduzione RAI, ITV inglese e ABC americana.

in Muzii,Enzo, ibidem, pag 50

" 1.3  ...(omissis).... << C'è un giudice a Berlino! >>, la stessa frase che ritornava nelle sconsolate invettive di Sciascia"

in Muzii,Enzo, ibidem, pag 70

" 15.5...(omissis)... Ho sbandato da tutte le parti, rischiando di perdermi nella "superiorità" delle verità rivelate o nelle blandizie del "dolcefarniente", fino al giorno in cui Arjuna (l'indomito guerriero del mito induista,che ho riconosciuto in Sciascia) non mi ha indicato una via più ardua per giungere alla meta, segnando sulla mappa del mio cammino le stazioni di posta alle quali attingere nuova forza d'animo"

in Muzii,Enzo, ibidem, pag 147

"22.5. A proposito degli umori registrati ieri in tema di terrorismo e di corresponsabilità morali e politiche, mi rifaccio alle conversazioni avute con Leonardo Sciascia, mentre lavoravamo alla sceneggiatura di  La singolare avventura di Francesco Maria, tratta dal racconto omonimo di Vitaliano Brancati.

    Roma, 20 aprile 1982.

         Quello che attanaglia Leonardo in materia di terrorismo non è il senso di colpa, ma l'angoscia che prende alla gola il veggente di fronte al puntuale avverarsi di catastrofi da lui presentite e narrate. Con una certa malizia,infatti, i suoi romanzi - da Il contesto a  Todo modo - potrebbero essere letti come una forma d'istigazione al delitto, tal è l'aderenza dei fatti immaginati ai fatti accaduti poi, nel giro di pochi anni, in Italia.

          Pur essendo sensibile al turbamento di Leonardo, gli ho fatto notare che non questa, ma altra è la responsabilità sua, di Pisolini, e di molti onesti intellettuali: avere condotto la polemica morale e civile in una sola direzione, allo scopo di colpire il malgoverno democristiano e socialista, trascurando l'altra componente fondamentale del sistema consociativo e della perversa dialettica politica italiana: il comunismo che, con diffuse ramificazioni, si è radicato nel nostro corpo sociale. Da irriducibile indagatore della verità, Leonardo non ha esitato ad assumersi la sua parte di responsabilità nell'esercizio di una critica a senso unico. Atto di umiltà e di coraggio che,imitato, potrebbe restituire alla ragione molti intellettuali ancora irretiti dal vaneggiamento rivoluzionario "

in Muzii,Enzo, ibidem, pag  152

"20.6. E' un giorno tristissimo. Anche Mario Soldati - seguendo Zavattini e Sciascia- se n'è andato. Sono rimasto proprio solo, senza più i miei maestri a spronarmi, e a rassicurarmi. Dei tre, Mario, nonostante l'educazione gesuitica, era caratterialmente quello a me più prossimo, avendo in comune una sorta di voracità  sensuale nei confronti della vita. Ed è singolare che sia stato proprio Leonardo (il quale, all'apparenza, era il contrario di noi) a farmelo riscoprire come scrittore. Sull'opera di Soldati pesava il pregiudizio marxista che ha fatto di lui un autore "facile", decadente e disimpegnato. A contrasto di tanta sufficienza, Leonardo mi disse:

<< Dopo Manzoni, Soldati è il più grande scrittore cattolico che abbia avuto l'Italia>>

...(omissis)...

Ma fu a Roma, durante le riprese de La paura, che riuscii a unire Soldati e Sciascia nella fatica (insolita soprattutto per Leonardo) di condurre un programma televisivo."

in Muzii,Enzo, ibidem, pp. 180-181

"20.11. Sono arrivato a Racalmuto per unirmi agli amici della Fondazione Sciascia in questi due giorni dedicati a Leonardo, nel decimo anniversario della sua morte. Quella terribile notizia, non inattesa, mi arrivò a Paiano. A darmela fu ancora una volta il telefono,con uno dei suoi improvvisi sussulti. Il giorno dopo ero a Palermo, insieme a Lulli, nell'appartamento di viale Scaduto. Ogni cosa era al suo posto: i libri, i quadri, le incisioni, la macchina per scrivere, che avevo visto sempre rovente sulla scrivania. Intorno alla bara la moglie Maria, le figlie Laura e Annamaria, e i fedelissimi erano intenti  a una conversazione muta con chi non c'era più. A me e a Lulli che le dicevamo la nostra ammirazione per il modo in cui aveva saputo accompagnare Leonardo nel suo calvario, Maria ha replicato sciascianamente con un << Si poteva fare meglio ! >>. Nella lunga agonia, invaso dalla sofferenza fisica, sgomento per l'emozione che gli dava la certezza della fine, l'indomito Arjuna è rimasto se stesso con una lucidità degna della sfida stoica. Dopo il ritorno a Palermo, quando la fiammella vitale era alimentata dalla dialisi, ha detto: << Se non me la facessi, sarebbe tutto finito>>. E intendeva dire: << Senza dialisi, sarebbe finita la sofferenza, e con la sofferenza se ne andrebbero umiliazione e paura>>. Qui immagino una delle sue lunghe pause, e poi: << Ma devo ancora dire tutto quello che posso dire...>>. E così, morendo, ha portato a termine Una storia semplice. E proprio due giorni prima di arrendersi, oramai quasi cieco, ha dettato a Laura la paginetta introduttiva alla raccolta di certi scritti di Borghese: il suo Borghese,come il suo Pirandello, e come il suo Savinio, al quale, già divorato dalla malattia, ha dedicato una delle ultime fatiche. E, qualche settimana prima, aveva dettato a Elvira Sellerio il risvolto di copertina per la raccolta degli scritti d'occasione, Fatti diversi. Se, dopo i nostri primi incontri tra l'agosto e il settembre del 1971 a Palermo, l'ammirazione aveva aperto la strada all'affetto e alla riconoscenza, oggi provo un sentimento di vergogna per la pochezza d'animo, messa a confronto con la fibra morale di Leonardo. Lui - toro e torero, con banderillas e picche conficcate nella schiena, e l'inguine sanguinante per un'incornata- non è arretrato di un passo. Ha continuato a scrivere, essendo quella la sua ragione di vita. Perciò, prima di ogni altra cosa, di Leonardo si deve dire ciò che capita raramente di poter dire: che l'uomo e lo scrittore facevano tutt'uno. E qui sta il senso religioso della sua esperienza terrena. Accostarcisi, comporta l'obbligo  - o, quanto meno, il tentativo- di imitarla. Come gli anelanti alla grazia imitano l'esperienza della croce.

21.11. Questo è uno stralcio del mio intervento al convegno della Fondazione Sciascia:

    La lotta di Leonardo per il rispetto e la corretta applicazione della norma giuridica - a cominciare dalle garanzie a tutela dell'imputato- ha rinfocolato in me il culto per lo Stato di diritto, al quale fui iniziato da Piero Calamandrei. In letteratura,invece, alcune mie scelte intuitive hanno avuto da Leonardo il conforto dell'analisi rigorosa, e lo stimolo di suggestivi collegamenti. Per esempio, la mia infatuazione per Borges, alla luce della sua lettura critica, si è incanalata nelle simmetrie di una geometria labirintica. Così come di Graham Greene, oltre il gusto forte dell'avventura, Leonardo mi ha fatto scoprire il sentimento di pietà per i propri deboli eroi. Come, a proposito di Soldati, mi ha svelato quanto contasse nella sua opera l'eredità manzoniana. E,senza mai impormi niente, mi ha guidato alla lettura di De Roberto, del Verga minore, di Borghese, di Savinio, e di scrittori meno conosciuti, che apparivano nella collana <<La Memoria>>(da lui ispirata) dell'editore Sellerio.  Ma è tra gli scrittori di lingua francese, che Leonardo ha scelto , per me, i doni più preziosi : con Montagne mi ha dato la certezza che si può vivere in modo degno (e anche bene,perché no?), a patto che s'impari a morire; con Chateaubriand, la fierezza di sentirmi conservatore; con Simenon il desiderio di raccontare, appoggiandosi a una scrittura semplice e precisa. Infine, c'è una città della quale, insieme a Leonardo ho imparato ad <<ascoltare il cuore>> - e qui la citazione più che a Savinio rimanda a Fabrizio Clerici- , la città, dover eravamo soliti trovarci per il piacere di stare insieme sulle assi di un palcoscenico mobile, e muoverci al suono di una melodia capace di armonizzare passato e presente: Parigi, la città che, preso per mano da Leonardo, ho potuto finalmente amare senza soggezione. Per una forma di segreta consonanza

22.11. Delle tante preziosità di cui si adornava il suo animo, a Leonardo gliene ho invidiata una sola: la memoria arcaica della propria terra, gelosamente custodita, dopo averne cercato le orme nei più segreti interstizi degli archivi e nei riti della vita quotidiana. Tutta la sua opera è testimonianza di questa fedeltà alle origini. Ma è nella prefazione a Occhio di capra (libretto in cui colleziona i modi di dire siciliani) che Sciascia ci parla del suo paese.

        A Racalmuto (Rahal-maut, villaggio morto per gli arabi: e pare gli abbiano dato questo nome perchè lo trovarono desolato da una pestilenza) sono nato sessantaquattro anni addietro; e mai me ne sono distaccato, anche se per periodi più o meno lunghi(lunghi non più di tre mesi) ne sono stato lontano. E  così profondamente mi pare di conoscerlo nelle cose e nelle persone, nel passato, nel modo di essere, nelle sue violenze e nelle sue rassegnazioni, nei suoi silenzi, da poter dire quello che Borges dice di Buenos Aires: << Ho l'impressione che la mia nascita sia alqua nto posteriore alla mia residenza qui. Risiedevo già qui, e poi vi sono nato>>.

Al contrario di Leonardo, scioccamente mi sono fatto vanto di non avere radici, e adesso andrei a elemosinarle, se qualcuno potesse con gesto munifico restituirmele. Per esempio, ogni giorno di più sento mancarmi qualcosa di analogo a quello che per lui è stata La Noce (la casa di campagna, dove si ritirava a scrivere durante l'estate). Staccandomi dalle radici, mi sono venuti a mancare i volti, i sapori, gli odori nei quali ritrovare le suggestioni dell'infanzia. E adesso rimpiango di non avere assunto l'Abruzzo come mia terra, scegliendo di vivere lì, continuando a sedermi alla tavola di mio padre, a mangiare gli stessi cibi, a guardare il fuoco nello stesso camino, a commentare gli accadimenti con la stessa smorfia (ironica) di mia madre, ad aspettare la conclusione della giornata con la loro stessa fiducia: quella di chi nulla ha trascurato per meritarsi una serena notte"

in Muzii,Enzo, ibidem, pp. 331-334

27.11 .....Con Vassalli (Giuliano Vassalli,NdC) ho vissuto un episodio prezioso, durante un'estate tra Roma e Fregene.

     ....Poi parliamo di Calamandrei e di Sciascia. Sulla figura di Leonardo si esprime così: "La sua scomparsa è stata una perdita irrimediabile per la coscienza civile del nostro Paese..."

in Muzii,Enzo, ibidem, pp. 338-339

14. " Da qualche tempo i siciliani  sono vittime di una fantasia, sognano di vivere un rinascimento enologico. Per  spiegare il fenomeno ci vorrebbe lo Sciascia della corda pazza o il Macchia che indagò quel gran bizzarro del principe di Palagonia"

in Langone,Camillo (curatore), Maccheronica, segnalazione del locale Kahlesa, Foro Italico 21, Palermo, ne  Il Foglio, 29 giugno 2004, pag III

15. "Il libro di Ferretti è una storia e insieme una geografia, dell'industria culturale....(omissis)....E soprattutto ritrae le "fisionomie" mobili di un'editoria  che nell'arco lungo di mezzo secolo,procede verso la "concentrazione" e diventa (con la felice eccezione della Adelphi ancora "artigianale"  di Roberto Calasso)sempre più manageriale: dopo la stagione aurea degli "editori protagonisti"(Arnoldo e Alberto Mondadori, Angelo Rizzoli, Valentino Bompiani, Giulio Einaudi, Ugo Guanda, Leo Longanesi, Vito Laterza, Giangiacomo Feltrinelli, Livio Garzanti) e dei letterati editori (Vittoriani,Debenedetti,Calvino,Sciascia)."

in Nigro,Salvatore S., Al mercato degli editori, recensione di << Storia dell'editoria>> di Gian Carlo Ferretti,in Il Sole 24 ore Domenica,  25 luglio 2004, pag. 28

16. " Per capire che tipo di interlocutore avesse davanti, lo scrittore Leonardo Sciascia chiedeva talvolta << Lei, da che parte avrebbe combattuto a Waterloo? >>, sintetizzando nel suo modo elegante due opposte visioni del mondo. La Gran Bretagna razionale del Duca di Wellington, operosa e industriale, tollerante ma imperiale, libera nel rispetto sovrano della legge, contro la Francia figlia della Rivoluzione, madre dei diritti dell'uomo, innamorata di Napoleone......(omissis)... <<Regalare>> Tony Blair al centrodestra sarebbe futile testimonianza di una sinistra incapace di ben ordinare il Paese nel ribollente mondo globale: sarebbe schierarsi dalla parte sbagliata a Waterloo."

in Riotta,Gianni, Se l'Unione regala Tony alla Destra,il centrosinistra e il leader britannico, Il Corriere della Sera, 24 giugno 2005, pag. 1.

17. " Ed ecco i consigli che la direttrice [della Libreria Cavallotto di Catania,FI] Concetta Cavallotto  offre ai suoi clienti e ai lettori del Domenicale: · Leonardo Sciascia, La parrocchia di Regalpietra, Adelphi,pagg 196 , €16. 00; << tutt'ora valido per comprendere l'intera opera dello scrittore e il suo impegno contro la mafia>>;

in Parola di libraio,Cosa vende/Cosa Consiglia,(a cura di A.Mar.) Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2005, pag. 30

18. " Il procuratore di Giudea , nella traduzione di Leonardo Sciascia, mi venne donato da Armando Torno al principio della nostra lunga amicizia."

In Isotta,Paolo, Thaïs, santa con sensualità, Il Corriere della Sera, 19 luglio 2005, pag.35

19. "Nella primavera miracolosa del 1963 uscirono dalla cornucopia dello Struzzo libri epocali, ognuno dei quali in altri tempi avrebbe potuto salvare da solo il bilancio di un anno. Uscivano come ragazzi  che vanno a scuola ognuno per conto suo e la madre non li provvede nemmeno della merenda: La cognizione del dolore di Gadda, La giornata di uno scrutatore di Calvino, Il Consiglio d'Egitto di Sciascia, Lo scialle andaluso di Elsa Morante, il Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, Le memorie di Adriano della Yourcenar, la Storia della repubblica di Salò di Deakin."

in Ferrero,Ernesto, I migliori anni della nostra vita, Feltrinelli, Milano, 2005, pag 115

20. "E' sempre più spesso a Roma (l'editore Giulio  Einaudi, FI). Fa colazione con Sciascia e si appassiona all'idea di tradurre la Biblioteca di Fozio, che contiene i sunti di duecento opere andate perdute."

in Ferrero,Ernesto,ibidem, pag.181  

21. " Nel 1958 Leonardo Sciascia, come faceva sempre, inviò a Italo Calvino , per averne un giudizio, il suo racconto sulla morte di Stalin, apparso poi nel volumetto "Gli zii di Sicilia". Calvino aveva lasciato il PCI da due anni e al suo amico Sciascia rispose con una lettera che mi pare colga i sentimenti che provano in tanti, e io tra questi, quando leggono cose spiacevoli , anche se vere, sul PCI. Eccola: " Ho letto il tuo Stalin. Cosa ti devo dire? M'è difficile darti un giudizio spassionato, c'è troppo anche della mia pelle là in mezzo, c'è troppo di don Calì anche per me, per poter fare una battuta libera. Per quanto nei discorsi privati e talora pubblici io non faccia che trarre dalla situazione tutti gli aspetti paradossali e ostentati di divertirmi all'ironia della storia, questo è per me un tempo di ripensamenti gravi. Insomma, la caricatura pare anche a me la via più naturale per esprimere queste cose, finchè la faccio io, e so di pagarla di persona; quando è fatta da altri non so valutarla oggettivamente, mi ci sento coinvolto. Detto questo mi pare che il tuo personaggio, sia pur vero storicamente, corrisponda a un tipo diffusissimo di comunista italiano, e proprio direi del vecchio comunista ciabattino come tutti ne conosciamo, onestissimo e rigoroso e, forse appunto per questo, portato a interpretare ogni posizione in termini di machiavellica e raggiro. Lì era la tua grande carta su cui forse potevi giocare di più: questo sogno di Stalin che interviene a spiegargli le cose come vuole lui, a dispetto delle spiegazioni ufficiali, ed in fondo ha ragione, e lo Stalin del sogno finisce sempre di essere più vero dello Stalin ufficiale....Insomma approfondendo un po' la cosa, dei contrasti fra le varie ‘anime' del comunismo, e di tutto questo vissuto e sofferto da un uomo fondamentalmente puro di cuore ne potrebbe venire una cosa più grossa di quanto forse tu non pensi..." .

Calogero Schirò(Don Calì), il calzolaio del racconto di Sciascia, dice Calvino, era un comunista (stalinista) "puro di cuore". Quanti comunisti ho conosciuto col cuore puro, anche se a volte, pensando e parlando del "nemico", quei cuori sembravano pietrificarsi? E' una storia difficile da raccontare e forse da capire.

in Macaluso, Emanuele, 50 anni nel PCI, Rubbettino,Soveria Mannelli,2003, pp. 5-6

22. " Anche la Sicilia è vittima di un grande esodo (il suo maggiore scrittore, Verga, si trasferì a Milano nel 1872; trasferito anche Consolo e tanti altri). Comunque vi rimasero Tomasi di Lampedusa e Sciascia e Bufalino, diversissimi ma efficacissimi indagatori della storia e dei segreti dell'isola".

in Segre, Cesare, Note per un bilancio del Novecento, Tempo di bilanci, Einaudi, Torino,2005,pag.22 (già pubblicato in Storia della letteratura italiana, diretta da E.Malato, vol IX, Salerno Editrice,Roma 2000, pp.1467-1518)

22a. "E non ha patemi di ordine espressivo Sciascia, che pure rivela a volte una notevole eleganza(Il cavaliere e la morte)".

in Segre,Cesare, ibidem,pp. 27-28

22b. "Il maestro di ricostruzioni storico-romanzesche sulle tradizioni malavitose italiane, sugli intrecci fra politica e mafia, sui misteri,e anche gli assassinî, che grandi forze occulte promuovono, è indubbiamente Sciascia, forte di attente ricerche e di capacità di ricostruzione poliziesca uniche tra noi. ...(omissis)... Non è privo d'interesse il fatto che molti scrittori abbiano assunto lo schema del romanzo poliziesco per la loro invenzione: lo scrittore diventa un indagatore che raccoglie gl' indizi dei nostri movimenti nel mondo. Che Sciascia sia nel numero era inevitabile, dati gli argomenti scelti; meno inevitabile che stia nella compagnia il Gadda del Pasticciaccio."

in Segre,Cesare, ibidem,pag. 33-34