Il mio incontro con Luisa Adorno data alla primavera 1996, quando fui invitata a presentare la sua opera e a conversare con lei nel quadro di un’iniziativa del Comune di Vicenza volta ad approfondire la conoscenza delle scrittrici italiane contemporanee.

Conoscevo L’ultima provincia, libro che mi era molto caro, anche per la riproposta che ne aveva fatto Sciascia nel 1983 presso Sellerio, ma in quell’occasione mi immersi nella lettura di tutti i suoi testi, lettura che mi diede la misura dello spessore dell’autrice: arrivai così emozionata all’incontro, il contatto con Luisa fu però da subito amichevole e la conversazione molto piacevole. La scrittrice avrebbe dichiarato generosamente, in seguito, di aver apprezzato la mia presentazione, apprezzamento che mi avrebbe poi ribadito dopo la lettura dell’articoletto che ne era scaturito.[1] Avrebbe poi seguito con interesse anche il lavoro di una mia allieva cafoscarina, a cui avevo affidato una tesi di laurea sulla sua produzione.

a cura di Albertina Fontana e Ivan Pupo, Firenze, Olschki 2019, 256 pp.

La dimensione cosmopolita del pensiero e dell’opera di Leonardo Sciascia è da tempo salda acquisizione dei suoi lettori e degli studiosi: tuttavia, alcune ricerche avviate recentemente, sia nell’ambito della collana «Sciascia scrittore europeo» promossa dagli Amici di Leonardo Sciascia presso l’editore Olschki, a cui appartiene il volume in esame, sia in altre sedi, stanno aprendo nuove prospettive, che consentono di apprezzarne tutta l’«ampiezza policentrica», per usare la felice definizione di Ivan Pupo (p. 108).