Ci siamo riviste in seguito in un contesto pienamente sciasciano, il convegno organizzato dagli Amici di Sciascia a Napoli nel 1999, Avevo la Spagna nel cuore; Luisa era allora presidente dell’associazione e io una dei relatori: è stata l’occasione per ritrovarci, parlare di progetti presenti e futuri, darci appuntamento per altre iniziative: appuntamento che si sarebbe concretato un paio di anni dopo, su sua proposta.
Un piccolo manipolo di lettere che ho conservato mi ha permesso di ricostruire le tappe di questo ulteriore incontro, attivato dalla sua idea di presentare in Veneto il libro che aveva pubblicato nel 2001 presso Sellerio, a firma sua e di Daniele Pecorini-Manzoni, Foglia d’acero. Il diario ritrovato, un testo originale, in cui la scrittrice recuperava, secondo il modello del manoscritto ritrovato, il libro di memorie di un lontano parente, interessante figura di funzionario vissuto in Oriente, dove avrebbe avuto un’appassionata storia d’amore con una geisha, O-Fuji-san, storia destinata a concludersi drammaticamente. Il protagonista apparteneva a famiglia di antica nobiltà veneziana, si era laureato all’Università di Padova e si sarebbe ritirato, alla fine della sua vita, a Bassano. Ecco dunque la dimensione veneta che aveva spinto Luisa a pensare a una presentazione dell’opera a Venezia: presentazione che ebbe luogo in una nota istituzione culturale della Serenissima, l’Ateneo Veneto, nel maggio del 2002, con qualche ritardo sui tempi previsti inizialmente, per qualche mia lentezza che le era un po’ dispiaciuta…teneva molto a realizzarla perché, mi aveva scritto, non riguardava un libro suo. Proprio per questo, precisava, sarebbe stata disposta a parlarne lei stessa, sentendosi libera di «battergli un po’ il tamburo» - per usare le sue parole, prelevandole dalla lettera del novembre del 2001 in cui mi aveva proposto per la prima volta l’iniziativa.
In effetti, uno degli aspetti più interessanti di Foglia d’acero – a cui mi piace dedicare qualche riga del mio ricordo di Luisa – è proprio costituito dall’accostamento delle pagine del ‘diario ritrovato’ alla cornice gestita in proprio dalla scrittrice, che racconta le tappe della sua scoperta del testo, facendoci riassaporare quei tratti della sua personalità e del suo mondo che abbiamo imparato a conoscere nei suoi testi, dalla sua curiosità intellettuale intensa, quella sua ricerca della verità sulle persone che si appunta affettuosamente sulla natura umana, alla sua capacità di far filtrare attraverso le cose, il dettaglio o il piccolo gesto significativo una situazione, un’atmosfera.
Foglia d’acero in effetti sembra presentare un doppio spessore, risultare da un duplice sguardo e da una doppia penna, di Daniele-Pecorini Manzoni che ne è il primo autore, e di Luisa, a cui si deve un’accurata e capillare revisione; significativo, in questa direzione, il commento della scrittrice a un passo descrittivo del diario di Daniele, che consente di avvertire lo sguardo sempre attento e partecipe della narratrice:
Confesso che l’inizio di questa seconda parte: «Nella baia di Shimabara...» già m’incanta come l’avvio di una canzone, e poi quelle sfere di fuoco che escono dall’acqua negli equinozi di primavera e di autunno ... I giapponesi li chiamano «strani fuochi», […] la parola «shiranui», da sola, anche senza il soccorso del significato, ha per me fascino sufficiente. E la barca «infiorata e gaia di lanterne variopinte», che avanza nella notte tra suoni, canti e scoppi d’allegria, ormai mi appartiene.[2]
Anche a Daniele Pecorini, come a Vincenzo e Anita Adorno, a Cosimo, ad Anna e a molte altre figure che popolano le pagine delle sue opere, Luisa Adorno ha saputo regalare la sua cicogna, per usare la bella immagine che Adriana Cavarero riprende da Karen Blixen[3], ovvero ha saputo, raccontandone la storia, indicarne il ‘destino’, rintracciare l’unità di un disegno dotato di senso.
Ricciarda Ricorda
[1] Mi permetto di fornire le indicazioni bibliografiche relative a due saggi che ho dedicato a Luisa Adorno: Luisa Adorno e le sue storie familiari, in Parole scolpite. Profili di scrittrici degli anni Novanta, a cura di A. Chemello, Padova, Il Poligrafo, 1998, pp. 75-87; «Io scrivo la vita e rivivo la vita scrivendo»: Luisa Adorno tra il libro e la vita in L’occhio e la memoria. Miscellanea di studi in onore di Natale Tedesco, vol. II, Caltanisetta, Editori del Sole 2004, pp. 391-414.
[2] L. Adorno, D. Pecorini-Manzoni, Foglia d’acero. Il diario ritrovato Palermo, Sellerio, 2001, pp. 92-93 (corsivo mio).
[3] Karen Blixen, in La mia Africa (Milano, Feltrinelli, 1959, 19864, pp. 199-200) racconta di aver sentito da bambina la storia di un uomo che, vivendo nei pressi di uno stagno, una notte, udito un rumore tremendo, si era messo a correre, nel buio, per cercarne la causa, trovandola in una falla sull’argine. La mattina seguente, aveva visto che i suoi spostamenti e i suoi movimenti disordinati avevano disegnato sul terreno la figura di una cicogna: il narratore, secondo Cavarero (Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofia della narrazione, Milano, Feltrinelli 1997, 2001, pp. 7-11) avrebbe la capacità proprio di ‘vedere la cicogna’, di comprendere il disegno e dunque il significato della vita.
Luisa Adorno (pseudonimo di Mila Curradi) nasce a Pisa il 2 agosto 1921. Nel corso della sua vita collabora con riviste come «Il Mondo», «Paragone», «L'indice dei libri del mese», «Abitare» e partecipa ad importanti attività culturali: nel 1996 è testimone al convegno “100 anni di scrittrici, 100 libri di donne” e diventa Presidente dell’Associazione Amici di Leonardo Sciascia fino al 2000, nel 2005 è altresì giudice nella commissione del Premio letterario Brancati-Zafferana su «Letteratura e Resistenza». Insegnante e scrittrice, tra le sue opere più importanti si ricorda L'ultima provincia, con cui vince il premio Alpi Apuane e quello Lecce De Marzi; Le dorate stanze che ottiene il premio Prato-Europa e il Premio Nazionale Letterario Pisa sezione Narrativa; Arco di luminara, vincitrice del Premio Viareggio e del premio Racalmare-Leonardo Sciascia. Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 2001, Luisa Adorno muore, quasi centenaria, nel luglio 2021.

