La vicenda raccontata nel romanzo è infatti realmente accaduta: ne è stato protagonista un suo compaesano, il giudice Salvatore Petrone, il quale, trovatosi di fronte ad un caso di triplice omicidio premeditato, si oppone alle pressioni delle autorità, dell’opinione pubblica e persino della propria famiglia e non pronuncia la condanna a morte nei confronti dell’imputato, compromettendo in tal modo la propria carriera “solo” per difendere i propri valori sulla dignità umana, sulla vita.
Nelle fattezze del piccolo giudice è facile riconoscere un autoritratto dello scrittore: lo sguardo scettico, il gusto del contraddire e del contraddirsi, la felice vocazione alle divagazioni, il culto antico per Courier, e, soprattutto, il patrimonio di letture che comprende autori come Giuffredi e Pitrè sono tutti indizi che mostrano quanto il protagonista del romanzo sia simile all’autore. È proprio nella comune conoscenza di tali autori che sta l’aspetto più intrigante del romanzo: nelle opinioni solitarie intrise di rimandi letterari del giudice emerge il valore ideale della letteratura per Sciascia. «Amava molto sgomitolare, tra i suoi libri e nei suoi pensieri, il filo di estemporanee curiosità. Da quando aveva cominciato ad avere a che fare coi libri: e perciò i suoi fratelli, che sui libri stavano con più volontà e fatica, lo consideravano un perdigiorno. Ma sapeva di aver guadagnato, in quelle ore o giornate perdute; e comunque ne aveva sempre tratto giovamento»: lo scrittore parla sì del suo personaggio ma anche di se stesso. La convinzione che la parola scritta abbia un peso fondamentale nella formazione etica dell’individuo è infatti una tra le principali caratteristiche sia del piccolo giudice sia, a monte, di colui che ne ha riscritto la storia: tra l’autore e il suo personaggio si instaura una connivenza, una continuità che, osando come ha fatto Ambroise, è possibile definire ontologica, poiché in fondo «sono fatti della stessa pasta».
La letteratura è per Sciascia un piacere che nasconde però un alone di mistero e spinge proprio per questo alla ragione, all’analisi. Il modo più esaustivo per avvicinarsi all’universo sciasciano è considerarne quell’indagare il reale come un’operazione imprescindibile in quanto metodo di cui dotare la letteratura al fine di contrastare quella che Motta ha brillantemente definito «ruspa onnivora della Storia». Alla storia considerata sempre più come luogo di menzogna e violenza, Sciascia contrappone infatti l’ottimismo della scrittura, chiamata a mettere ordine nel caos dell’esistenza: è così che si palesa quel peculiare modo di decifrare la realtà che muove sempre dal mondo dei libri, nella costante frequentazione di diverse patrie letterarie, dalla Francia di Diderot, Voltaire e Courier, alla Spagna di Cervantes, fino alle Americhe di Hemingway e Borges. Lo smascheramento della menzogna e il recupero della verità diventano possibili a condizione che la scrittura restituisca in superficie la vicenda, permettendo al lettore di cercare la soluzione attraverso una rilettura mossa dal sospetto e guidata dalla chiave della memoria fornita dall’autore: Porte aperte è la riscrittura della vicenda che ha avuto come protagonista un personaggio reale, il già citato giudice Petrone. Sciascia ne ricostruisce i fatti attingendo, però, costantemente alla letteratura: non basta riportare i fatti basandosi solo sui documenti d’archivio, sui giornali e sulle testimonianze raccolte, ma è necessario che la realtà sia generata dalla letteratura acquistando in tal modo da questa il suo sigillo di verità.
L’ultimo spazio per proteggere il reale è, dunque, per Sciascia, affidarsi alla scrittura, la quale rappresenta l’unico modo di preservare i ricordi, il passato, la memoria: essa serve a smascherare la menzogna e a recuperare la verità, malgrado la crescente sfiducia nel valore ermeneutico della storia, a tutto vantaggio della letteratura la quale, pur non essendo mai del tutto innocente, resta sempre – ed è il nostro scrittore a sostenerlo in Nero su nero - «la più assoluta forma che la verità possa assumere».
Paola Giordano

