Giovedì 27 ottobre l'ultimo incontro del ciclo di Sesto Fiorentino su Sciascia e Croce

Il ciclo «Genealogie indirette. Sciascia- Cecchi, Brancati, Borgese- Croce» si è concluso nel tardo pomeriggio di giovedì 27 ottobre 2016 presso la Biblioteca Ragionieri di Sesto Fiorentino (piazza della Biblioteca n. 4, sala Meucci), con l'incontro «Tra assenze e presenze: Sciascia e Croce».

Il quarto e ultimo incontro del ciclo si differenzia nettamente dai precedenti: nel corso di questi ultimi, abbiamo discusso di tre presenze fondamentali nell'opera sciasciana, anche e sopratutto per ciò che ha riguardato la sua formazione di letterato e la sua idea di moralità.

 

Stavolta affronteremo invece quella che che può essere definita forse come una storia di «assenza»: l'assenza pressoché completa dell'opera e del magistero di Benedetto Croce dall'orizzonte letterario e intellettuale dello scrittore siciliano. Croce, come è noto, lasciò la sua profonda impronta nella cultura filosofica e letteraria italiana ed europea, pur restando al di fuori dell'Accademia, e fin dalla metà degli anni '20 divenne un punto di riferimento degli intellettuali italiani che avversavano la dittatura fascista. Gli stessi autori di cui ci siamo occupati non hanno potuto prescindere da un confronto con la figura del filosofo abruzzese, anche per ovvi motivi generazionali: Cecchi si attenne fondamentalmente all'insegnamento desanctisiano e crociano nella sua attività di critico letterario, pur registrando alcuni dissensi importanti da Croce (ad esempio nel giudizio sulla poesia di Pascoli). Brancati confessò di aver detestato il «nostro grande filosofo vivente» quando la sua voce si levava a scuoterlo dal torpore intellettuale in cui la cieca obbedienza al regime fascista lo aveva gettato, giungendo solo più tardi a riconoscerne il ruolo di difensore della libertà. Borgese fu inizialmente gratificato, nella sua attività di critico letterario, dagli apprezzamenti che Croce non frequentemente dispensava ai giovani studiosi, anche se più tardi lo scrittore siciliano, professore di estetica, prese le distanze da Croce proprio sul piano filosofico, formulando una concezione estetica su presupposti radicalmente diversi da quelli crociani.

Nell'opera di Sciascia, che alla morte di Croce aveva 31 anni, non si trovano riferimenti significativi al filosofo abruzzese, semmai sporadici spunti di dissenso. Certamente alcuni tra gli autori prediletti da Sciascia subirono giudizi anche pesantemente negativi da parte di Croce: basti pensare a Pirandello, che Croce criticava per un eccesso di cerebralità che ne avrebbe soffocato gli spunti artistici; a De Roberto, la cui opera fu giudicata pesante e priva di slanci poetici; allo stesso Borgese, che, come detto, dopo un iniziale apprezzamento, fu criticato da Croce per difetti stilistici che, a suo giudizio, riflettevano un egotismo personale fuori del comune.    

  

Sono intervenuti all'incontro: Paolo D'Angelo, professore ordinario di estetica presso l'Università Roma Tre, si è occupato prevalentemente di estetica ambientale, estetica delle arti visive, filosofia italiana contemporanea e filosofia tedesca.

Paolo Squillacioti, lessicografo e filologo che lavora all'Opera del Vocabolario Italiano presso il CNR, studioso di filologia romanza, si è occupato prevalentemente di letteratura italiana medievale e contemporanea; sta curando per l'editore Adelphi l'opera completa di Leonardo Sciascia ed è uscita quest'anno l'antologia «Fine del carabiniere a cavallo», raccolta di saggi letterari composti dal Racalmutese tra il 1955 e l'anno della scomparsa, il 1989.

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Genealogie indirette: Sciascia. Biblioteca "E. ragionieri" Sesto F.no giovedì 27 ottobre 2016
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