Massimo Onofri
La modernità infelice - Saggi sulla letteratura siciliana del Novecento
Cava de’ Tirreni, Avagliano, 2003, pp. 189
€ 13,00
[In particolare due saggi su Sciascia: “Un’ipotesi su Sciascia: metafisica della realtà o realtà della metafisica?” (pp.150-152); “Il ritorno delle lucciole: Sciascia oltre Calvino e Pasolini” (pp. 153-162)]
La letteratura siciliana della nuova Italia, quella che nasce con Verga, non ha mai rinunciato alla sua vocazione realistica, e anche quando s’è fatta rischiosamente sperimentale - come nel caso di D’Arrigo e Consolo - è sempre rimasta una letteratura della realtà. Una realtà ineludibilmente civile e politica. Il libro di Onofri, ad alta temperatura storica e antropologica, allinea saggi su autori (Pirandello, Borgese, Brancati, Tomasi, Sciascia, Consolo, Bufalino) che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito a scrivere l’autobiografia della Nazione, a partire dalla mancata modernizzazione e democratizzazione dell’estremo sud del Paese. E lo fa riportando alla ribalta critica opere spesso dimenticate o sottovalutate, come I vecchi e i giovani di Pirandello o il Diario romano di Brancati. Ma c’è un altro aspetto del libro che non va trascurato e che ne giustifica il titolo: il fatto che molti di questi scrittori (a partire da uno struggente Patti) abbiano incrociato e patito la modernità felicemente mancando alcuni degli appuntamenti cruciali del secolo (mettiamo quello con Freud), con ciò stesso attingendo a singolarissime soluzioni etiche e stilistiche.
[CITAZIONI]
Si è come si è stati nei primi dieci anni di vita.
Un terribile sentimento, la pietà. Un uomo deve amare e odiare: mai aver pietà.
Non c’è ordine senza somiglianze, non c’è conoscenza, non c’è giudizio.
Tutto è legato, per me, al problema della giustizia: in cui si involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo. Un problema che si assomma nella scrittura, che nella scrittura trova strazio o riscatto.
– Tutti i nodi vengono al pettine.
– Quando c’è il pettine.
L’unico modo di essere rivoluzionari, è quello di essere un po’ conservatori. Al contrario del reazionario, che vuol tornare al peggio, il conservatore è colui che vuol partire dal meglio, che vuol conservare il meglio.
Il potere non è nel Consiglio Comunale di Palermo. Il potere non è nel Parlamento della Repubblica. Il potere è altrove.
L’intellettuale organico è una specie di concime per la pianta politica. Al limite, preferisco essere la pianta piuttosto che il concime che la fa crescere.
Quando lo scrittore serve, è unicamente nel senso che ci aiuta a vivere nella verità.
Di me come individuo, individuo che incidentalmente ha scritto dei libri, vorrei che si dicesse: “Ha contraddetto e si è contraddetto”, come a dire che sono stato vivo in mezzo a tante “anime morte”, a tanti che non contraddicevano e non si contraddicevano.
GIUSEPPE PANELLA
SCIASCIA E IL CINEMA: UN CORSO (21 novembre 2002 - 15 gennaio 2003) AL LICEO SCIENTIFICO “COPERNICO” DI PRATO
Il rapporto tra Leonardo Sciascia e il cinema è stato uno dei più intensi nell’ambito del Novecento letterario italiano. Non solo lo scrittore siciliano si è sempre dichiarato legato al linguaggio cinematografico e suo debitore per la sua formazione culturale, ma la stessa peculiarità della sua forma di scrittura è attraversata dal cinema e dalle modalità di funzionamento del suo linguaggio.
I rapporti tra cinema e letteratura, inoltre, rappresentano uno straordinario strumento didattico per verificare, attraverso la collusione o la discordanza dei linguaggi utilizzati, la qualità e la pregnanza della comunicazione di cui entrambi queste forme di discorso e di riflessione sono capaci.
“Il ‘travasamento’ della scrittura letteraria nell’esperienza filmica acquisisce, nel tempo, l’assunzione di modelli legati alla maturazione del linguaggio cinematografico e alla condivisione, da parte del pubblico, delle soluzioni espressive che quella stessa maturazione produce”
(Renato Candia, “Letteratura e cinema nell’analisi didattica del testo filmico” in Cinema e letteratura. Seminario-laboratorio per insegnanti, a cura di F. Boldrini e F. Pucci, Ancona, I Quaderni della Mediateca delle Marche, 1998, p.13).
Il corso extra-curricolare dedicato a Leonardo Sciascia e alle trasposizioni cinematografiche di quattro suoi romanzi realizzato presso il Liceo Scientifico “Niccolò Copernico” di Prato e condotto da chi scrive con la vivace e valente collaborazione della professoressa di Lettere Rossana Cavaliere è stato un tentativo (che si spera essere compiutamente riuscito) condotto in questa direzione.
La stessa articolazione degli interventi, tenuti sul doppio binario della letterarietà (a cura della professoressa Cavaliere) e della filmicità (a cura di chi scrive) nell’opera di Sciascia, hanno permesso di sondare a 360° le possibilità espressive presenti nell’opera romanzesca dello scrittore siciliano. In sostanza, le convergenze e le divergenze tra letteratura e cinema sono emerse con forza e perspicuità nel corso degli incontri che hanno visto, con grande soddisfazione degli organizzatori, un’affluenza straordinaria del pubblico studentesco (oltre cento presenze per ogni incontro).
L’incontro del 21 novembre (Presentazione di Sciascia) è stato articolata su due relazioni, una delle quali era intesa a dare delle coordinate essenziali e precise sull’opera letteraria di Sciascia e l’altra voleva mostrare Sciascia per immagini servendosi del documentario di Pasquale Misuraca Sciascia racconta Sciascia allegato al volumetto di Massimo Onofri dedicato allo scrittore di Racalmuto e pubblicato da Einaudi lo scorso anno. Insieme ad esso veniva utilizzata la voce Sciascia del film di montaggio Lo schermo a tre punte di Giuseppe Tornatore (1998). L’affluenza di studenti è stata tale che è stato necessario replicare l’incontro il mercoledì successivo per permettere a tutti di poter partecipare. La settimana successiva (4 dicembre) è stato proiettato A ciascuno il suo del 1967, il film di Elio Petri sceneggiato da Ugo Pirro, il primo film tratto da un testo letterario di Sciascia. Il 18 dicembre, invece, è stata la volta de Il giorno della civetta (1968) di Damiano Damiani (sempre sceneggiato da Ugo Pirro) con relativa discussione riguardo alla fedeltà all’opera trasposta. La rassegna si è conclusa nel gennaio del nuovo anno con la proiezione di Una storia semplice (1992) di Emidio Greco avvenuta l’8 gennaio e di Porte Aperte (1991) di Gianni Amelio il 15 gennaio. Quattro film ispirati da altrettanti romanzi di Sciascia che hanno messo in luce la fecondità e la conflittualità presenti nella sua opera letteraria e la loro capacità ad essere, nel bene e nel male, specchio critico e spietato delle contraddizioni dell’Italia di ieri e di oggi.
di Erasmo Recami
Lo scorso anno ha visto il trentennale della pubblicazione de La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia (tanto che la Fondazione Sciascia vi ha dedicato in novembre un convegno a Racalmuto, paese natale dello scrittore), mentre il corrente anno 2006 è il centenario della nascita di Ettore Majorana: ovvero, con ogni probabilità, del maggior fisico teorico italiano del secolo
trascorso.
Il giorno 1 giugno 2007 il nostro Past President -Socio Valter Vecellio scrive al direttore de "Il Foglio"...
Al direttore - Viene in mente Piero Gobetti: diceva che stare da una parte o dall’altra, per lui, era veramente una questione di "gusto". Affermazione molto più profonda e pregnante di quanto, a prima vista, possa sembrare. In fin dei conti, cosa se non una questione di gusto ci fa stare con una piuttosto che un’altra parte? Il gusto conta, ha una sua importanza e valore. Per qualche associazione bizzarra viene in mente quella specie di ritornello dell’Henry V di Shakespeare: "We few, we happy few, we band of Brothers"; mi pare sia appropriato per i radicali: pochi fortunati, manipolo di fratelli. Con tutto quello che, nel bene e nel meno bene, l’esser pochi, l’esser fortunati, e soprattutto l’essere fratelli, comporta e può comportare. Dal 16 aprile, con l’esclusione di 36 ore un "manipolo", giorno dopo giorno, ora dopo ora, man mano che perde grammi e chili, cementa la fratellanza. Lo sciopero della fame intrapreso è a oltranza. Dalle dodici di mercoledì Pannella ha deciso anche di non ingerire liquidi. Nessuno ne parla, ne discute. Anche per dar torto, per dire che si sbaglia. E’ "normale"? Forse sì, in questo paese. Informazione. Alla fine è sempre questo il problema. Forse bisogna andare alla Stazione Termini e sdraiarci sui binari, perché qualcosa si sappia di quel che si cerca di fare e si fa? Giornali e televisioni "premiano" il comportamento violento o illegale. Per contro le lotte nonviolente sono mortificate, ignorate. Ovvio che vi sia chi ritiene buono il primo sistema e fallimentare il secondo. Pannella ricorda spesso – lo so bene: c’ero – che nel 1975 quando il digiuno durò per una novantina di giorni, a un certo punto sulla prima pagina del "Corriere della Sera" Pier Paolo Pasolini fece esplodere la "cosa" ("Apriamo un dibattito sul caso Pannella"). Ne seguì un dibattito di ancor oggi utile lettura: intervennero Maurizio Ferrara, Giuseppe Prezzolini, Adolfo Battaglia, Giovanni Spadolini, Nicola Matteucci, Guido Calogero, Renato Ghiotto, Giorgio Bocca, Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, Stefano Rodotà, Roberto Gervaso, Arrigo Benedetti, Vittorio Gorresio… e chissà quanti me ne sono persi per strada, articoli, interventi, opinioni, non importa se di consenso o dissenso: tutti contribuivano a far sapere, a ragionare, consentivano di conoscere e di giudicare. E oggi? C’è un equivalente di Pasolini? Adriano Sofri ha eccepito su quell’"oltranza". Poteva essere un buon "pretesto" per avviare una riflessione sulla nonviolenza, sui suoi strumenti e la sua efficacia; sui sacrifici che richiede ed esige… ma è calato il silenzio. Se la ricorderà qualcuno, forse, la poesia di Rafael Alberti: "Se equivocó la paloma, se equivocaba/ por ir al norte fue al sur / creyó que el trigo era agua /creyó que el mar era el cielo / que la noche la mañana... que las estrellas rocío / que la calor la nevada / que tu falda era su blusa / que tu corazón su casa… / ella se durmió en la orilla / tù, en la cumbre de una rama". Beh, una cosa è certa: non siamo noi sette le "colombe" che si sbagliano e prendono il nord per il sud, che credono che il mare sia il cielo e che la notte sia mattino. Noi no. Alcune "notizie", per i più, a quanto pare, non notiziabili: sono queste ormai le ore e i giorni decisivi per presentare e portare al voto dell’Assemblea generale dell’Onu in corso la risoluzione per la moratoria sulla pena di morte. Malgrado il successo del Consiglio affari generali dell’Unione europea del 14 maggio, nessun atto concreto e conseguente a quanto deciso in quella sede è stato ancora compiuto. Non risulta che il governo italiano abbia ottenuto la necessaria approvazione della presidenza tedesca dell’Ue su un qualsiasi testo di risoluzione e tantomeno si è avviata la raccolta dei co-sponsor né sono stati presi contatti con la presidenza dell’Assemblea generale dell’Onu per individuare la procedura di apertura del dibattito sulla moratoria. In tal modo viene beffato persino il parere unanime dei ventisette ministri europei e, in particolare, l’impegno del Parlamento e del governo italiani. A questo punto chiediamo a tutti di SOSTENERE l’iniziativa nonviolenta in corso di Pannella con la partecipazione alla sciopero della fame, ove possibile, alle manifestazioni che si stanno organizzando nei prossimi giorni. Occorre la massima mobilitazione per riparare ai ritardi enormi accumulati e per riuscire finalmente a ottenere quello che è ancora possibi e raggiungere. L’appello è rivolto a tutte, diciamo proprio tutte le forze, istituzionali, politiche, morali, individuali o collettive che siano, per sostenere in queste ore l’obiettivo che potrebbe regalare al mondo una conquista storica, umana e civile. Ce la possiamo ancora fare. Contiamo sull’aiuto e il contributo di tutti. Mai come ora vale la domanda di Primo Levi: se non ora, quando? Se non così, come? Valter Vecellio
Alla penna della scrittura e alla spada dell’impegno politico, nella vita e nell’opera di Leonardo Sciascia coesiste una terza dimensione, quella dell’arte, con particolare riferimento all’incisione.
Alla penna della scrittura e alla spada dell’impegno politico, nella vita e nell’opera di Leonardo Sciascia coesiste una terza dimensione, quella dell’arte, con particolare riferimento all’incisione. Il logo di Agostino Arrivabene, vincitore della prima edizione del Premio Leonardo Sciascia amateur d’estampes, esprime sinteticamente queste tre componenti, racchiudendo altresì nell’immagine di un foglio di carta inciso da tre punte la medesima ragion d’essere e la finalità della Associazione degli Amici di Leonardo Sciascia.
Dell’autentica passione del nostro per le arti figurative sono riscontro le tante citazioni di artisti prediletti, le illustrazioni scelte sovente a copertina dei suoi libri, e il ruolo non secondario affidato ad un’opera d’arte nel contesto della narrazione: è quest’ultimo il caso dello straordinario bulino di Dürer, Il cavaliere,la morte e il diavolo scelto dallo scrittore per il suo testamento spirituale, Il cavaliere e la morte riportato qui in alto ad icona della sezione.
Sono ancora pochi gli studi su questo aspetto dell’opera e della figura sciasciana. E se si deve all’italianista americana Giovanna Jackson precoce testimonianza dell’amore di Sciascia per l’arte, è solo della fine degli anni ’90 il tentativo di delineare i contorni del complesso universo testuale nell’indagine di Francesco Izzo intitolata Come Chagall vorrei cogliere questa terra…. (pubblicato ne La memoria di carta, Milano, Edizioni Otto/Novecento, 1998). A questa prima ricognizione filologica nel bric-à-brac di fogli sparsi e in via di emersione da archivi privati e biblioteche, segue a breve distanza il saggio di Giuseppe Traina, Il nome del pittore, il mistero della pittura (pubblicato ne La bella pittura, Comiso, Salarchi-Immagini, 1999).
Degli oramai oltre 300 riferimenti bibliografici identificati sull’interesse di Sciascia per il mondo artistico, se ne può avere diretto riscontro curiosando nel Servizio Bibliografico degli Amici di Leonardo Sciascia. La ricerca è tuttora in corso ed è stato lanciato un appello a chiunque (collezionisti, artisti, istituzioni) sia in possesso di testi sciasciani sull’argomento, con l’obiettivo di giungere ad una catalogazione completa che andrà a colmare un vuoto consistente negli studi sullo scrittore.
Alcuni testi, inediti o già pubblicati, sono inoltre leggibili integralmente nel nostro sito: inaugura la serie un’intervista di Adriana Pedone a Piero Guccione.
Gli Amici di Leonardo Sciascia hanno intrapreso molteplici iniziative per mantenere viva la memoria di questa passione di Sciascia.
Tra queste ricordiamo:
1. Le incisioni e i testi delle cartelle natalizie della collana Omaggio a Sciascia
2. Le incisioni in tiratura limitata delle edizioni speciali della collana Porte Aperte
3. Le incisioni dei volumi fuori commercio realizzati per importanti ricorrenze
4. Il Premio Leonardo Sciascia Amateur d’Estampes e i Cataloghi realizzati per l’occasione
Viene riservata in esclusiva ai Soci la possibilità di prenotare la nuova cartella Omaggio a Sciascia in uscita questo Natale (così come acquistare quelle arretrate,se ancora disponibili) mentre è aperto anche ai non Soci l’acquisto delle edizioni speciali con incisione della collana Porte Aperte. Per prenotazioni o altre informazioni al riguardo, ci si può rivolgere per posta elettronica a estampes@amicisciascia.it
A completamento di questa serie di iniziative vengono segnalati infine in una sezione apposita dei Links specifici ad archivi di artisti particolarmente amati da Leonardo Sciascia.
Tutti coloro in possesso di documentazione utile ad approfondire il tema dei rapporti tra Sciascia e le arti figurative sono invitati a inviarla al responsabile del progetto: Francesco Izzo
Amici di Sciascia
Via Guglielmo Massaia 22
50134 Firenze
Italia O a contattarlo per posta elettronica, scrivendo a estampes@amicisciascia.it
Gli Amici di Leonardo Sciascia possono contribuire a mantenere viva la memoria di Leonardo con i propri interventi.
L'associazione pubblica interventi selezionati, con argomenti che hanno lo scopo di approfondire, attraverso accurate ricerche bibliografiche, saggi, articoli, interventi e segnalazioni dei lettori, alcuni aspetti fondamentali degli interessi culturali e del pensiero di Leonardo Sciascia.
La sezione è aperta al contributo degli Amici, che in base ai loro interessi di lettura e di studio, possono inviare i propri interventi al nostro indirizzo e-mail specificando l’argomento scelto.
I contributi sono selezionati a insindacabile giudizio del Consiglio Direttivo dell'Associazione

