2. " [Calderoni]: Lei crede veramente che Sciascia fosse un intellettuale funzionale al regime?
[Dalla Chiesa]: Sciascia è la metafora del rapporto potere-intellettuali di quegli anni. E' l’intellettuale libero, progressista, anticonformista che culturalmente garantisce, proprio perché al di sopra di ogni sospetto, la più grande operazione repressiva voluta dal potere corrotto
[Calderoni]: Lei è arrivato a proporre un’analogia fra Leonardo Sciascia e Giovanni Gentile, il filosofo del fascismo. Per quale motivo?
[Dalla Chiesa]: Non è proprio così. Ho detto che il ruolo che svolgono nei rispettivi regimi politici è analogo. Quello sì. E attenzione: parlare di regime non significa che quello attuale e quello fascista siano perfettamente uguali. Significa, come abbiamo detto, che col delitto Matteotti il fascismo nega il principio di libertà.
A quel punto, il fascismo ha bisogno di un intellettuale organico come Gentile che spieghi perché è giusto che la democrazia cada. Mentre il regime della corruzione, visto che formalmente non può dichiararsi come tale ma continua a chiamarsi « democrazia », ha bisogno di un intellettuale come Sciascia: che anziché magnificare la mafia o i poteri corrotti o la fine della legalità, attacchi credibilmente gli oppositori, ossia gli antimafiosi, indicandoli come i veri nemici della legalità
[Calderoni]: Non crede di esagerare le posizioni di Sciascia?
[Dalla Chiesa]: Ma scusi,quando lui dice che «dove finisce la società civile comincia il diritto», o quando dice che « la lotta alla mafia va fondandosi su di un potere che non consente dubbio come nel 1927 », che fa se non, appunto, attaccare chi attacca la mafia? In questo senso la funzione legittimatrice di Sciascia sta a questo regime come quella di Gentile sta al fascismo......(omissis)
in Dalla Chiesa, Nando, (intervista a), Milano-Palermo La Nuova Resistenza, a cura di Pietro Calderoni, Baldini & Castoldi, Milano, 1993, pp.88-89
3. " Ci risiamo. A sette anni dal referendum sulla caccia del 1990, miseramente fallito, oggi vediamo con perplessità e mal celata rabbia i manifesti per la convocazione elettorale referendaria del 15 giugno 1997.....(omissis)... A rendere più incandescente il clima della situazione è intervenuto anche il decreto legge del presidente del Consiglio che vieta la caccia ad altre nove specie....(omissis) A questo punto non ci resta che una considerazione letta non ricordiamo dove ma detta da Sciascia « L'Italia non è più il paese del diritto ma ne è la tomba »
in Caccia , l'inutile referendum, lettera firmata da Un gruppo di cacciatori umbri, La Nazione Umbria(pagina di cronaca perugina), 6 maggio 1997.
4. C'è sempre in questo qualunquismo l'idea che la politica, specie quella coraggiosa, in cui si paga di persona, venga scelta come via di facile arricchimento, di facile carriera. Sciascia era un grande scrittore ma anche un notabile delle belle lettere, uno che non sopportava di essere oscurato da ignoti personaggi venuti alla ribalta solo perché combattevano la mafia. E infatti in un penoso articolo sul “Corriere” scrisse che erano dei carrieristi che avevano trovato la loro grande occasione nella lotta contro la mafia. Che scritto di persone che di mafia morivano o che ne correvano ogni giorno il rischio risultò abbastanza infame.
in Bocca, Giorgio, Il qualunquismo dei notabili, rubrica "Fatti nostri" , Il Venerdì di Repubblica, n° 618, 21 gennaio 2000, p. 34
(a cura di Francesco Izzo)

