In una notte speciale illuminata dalle lucciole e dalle parole di due grandi scrittori del nostro tempo è ambientato l’atto unico di  Roberto Andò, che ancora una volta attraverso il teatro, come già in passato ha fatto col cinema, interroga la Sicilia e uno dei suoi più emblematici testimoni, Leonardo Sciascia, qui interpretato da uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione, Marco Baliani.
Un debutto in prima nazionale dopo uno studio a Palermo per raccontare in scena due scrittori dell’azione e della verità, Sciascia e Pasolini, due protagonisti della parola e del pensiero che, attraverso un immaginario dialogo amicale a distanza, diventano messaggeri di una lucida investigazione. Lo spazio è quello di un’aula scolastica, memoria degli anni in cui Sciascia fece il maestro elementare a Racalmuto, e dalla cui esperienza nacque il suo romanzo d’esordio, “Le Parrocchie di Regalpetra”. Uno spazio che di volta in volta assume, attraverso la parola e l’azione, le sembianze dolenti e allucinate della zolfara, o del Parlamento, o l’oscurità fantasmatica di un luogo squarciato dai lampi di un pensiero intriso di pena, ma inesorabile nel suo ragionare per l’uomo. In questo spazio metamorfico dell’aula, oltre al narratore- Baliani, un vecchio e sei bambini giocano il gioco eterno e immutato del boia e della vittima, del servo e del padrone, del candore e della follia. Ma è Sciascia, attraverso il racconto in prima persona, attraverso la parola testimoniale, a muovere in forma di veglia questa fuga su Pasolini (visto come un fratello), dando alle sue parole il carattere di una estrema riflessione sulla morte, sulla scrittura come inesorabile contestazione del potere della morte, del suo prestigio, formulando la più limpida intonazione dell’impegno, laicamente inteso. Teatro politico, dove la parola serve a stanare il pensiero nascosto e la menzogna, senza rinunziare all’interrogazione (pirandelliana) sul mistero esistenziale.

Potete approfondire meglio  consultando direttamente il testo e le immagini dal sito web, da cui citiamo la presente:
Teatro Franco Parenti - Milano

IL VERO E IL FALSO MORO, LEONARDO SCIASCIA, I DETRATTORI DI ALLORA, GLI "SMEMORATI" DI OGGI. A PROPOSITO DI GOTOR E NON SOLO...

Di Valter Vecellio

L'esperienza insegna che non ci si deve stupire e che anche l'evento più incredibile si può verificare, e tuttavia non si può nascondere che in questi giorni si è stati afferrati da un senso di meraviglia - sgomenta meraviglia, beninteso - nell'assistere a uno sconcertante ribaltamento ed occultamento della verità.

In occasione del trentennale del rapimento di Aldo Moro e dell'uccisione della sua scorta, si è scritto e detto di tutto, e di tutto si è potuto leggere e ascoltare; sono stati pubblicati libri, alcuni interessanti e di utile lettura; i giornali hanno dedicato i loro supplementi alla vicenda, sono stati ascoltati testimoni e protagonisti dell'epoca; e va benissimo: c'è un dovere della memoria.

 

Cari amici,

dopo peripezie che qui sarebbe lungo (e anche noioso) raccontarvi, ecco, finalmente ce l'abbiamo fatta a realizzare il primo numero di "A Futura Memoria", la newsletter dell'Associazione degli Amici di Leonardo Sciascia.


E' uno strumento ulteriore che mettiamo a disposizione di tutti coloro che vogliono partecipare alle attività dell'Associazione e operare perché "la memoria abbia un futuro", ma vuole essere anche un luogo di discussione, di confronto libero da pregiudizi e schematismi, dove si abbia la libertà di contraddirsi e di contraddirci. Cercheremo di informarvi non solo delle nostre iniziative, ma anche di quanto si va pubblicando su Sciascia e la sua opera, e cercheremo, nei limiti del possibile, di offrire anche testi pur significativi e importanti, sono ormai di non facile reperimento.


Chiediamo esplicitamente la collaborazione di tutti i destinatari di questa newsletter. Possono fare tante cose: segnalarci gli articoli che sulla stampa quotidiana e periodica vengono pubblicati; altra cosa preziosa: segnalarci recapiti e indirizzi di posta elettronica di persone che possono essere interessate alla nostra attività, ma anche enti, biblioteche, associazioni culturali, ecc.: lo scopo è quello di costituire una "rete" che appunto consenta, favorisca e amplifichi con le infinite possibilità che il web mette a disposizione, informazioni, riflessioni, dibattito.


La collaborazione, il conforto della vostra attenzione e il consiglio della vostra critica ci sono indispensabili. Nelle intenzioni questa newsletter vorrebbe avere cadenza quindicinale; ma difficilmente riusciremo, a rispettare la cadenza che ci eravamo prefissati. Siamo ancora in una fase di rodaggio; realisticamente, dunque, almeno nei primi tempi, riusciremo a realizzare un numero al mese; ma è comunque l'obiettivo che ci siamo fissati e che intendiamo perseguire. L'importante, comunque, è essere partiti. A presto


Valter Vecellio

Stendhal

Intorno allo scrittore francese, milanese d’elezione, sono usciti diversi libri negli ultimi mesi:

il terzo volume dei  Meridiani, con le opere dello scrittore adorato da Sciascia, Romanzi e Racconti, vol. III, a cura di M. Di Maio, traduzione di M. Cucchi, Milano, Mondadori, 2008;

Autobiografia del signor me stesso, Genova, Il nuovo Melangolo 2007.

Per la critica stendhaliana si segnala di Francesco Spandri, Stendhal. Stile e dialogismo, Macerata, Quodlibet 2007;

oltre al "nostro" Gian Franco Grechi, Stendhal e Manzoni, Milano, La Vita Felice, 2007.

In ambito narrativo merita una menzione il romanzo di Massimo Barone, Il console Stendhal, Roma, Avagliano 2008.

Il “maestro di Regalpetra” fumava in classe, si attardava nei corridoi con i colleghi per chiacchiere e caffè, si assentava spesso per scrivere i primi libri, per convegni a Catania e Palermo, per i primi contatti con Pasolini, Calvino o l’editore Bardi a Roma. E si dannava l’appena ventottenne Leonardo Sciascia per la miseria che lo circondava, in pena per scolari con scarpe di stoffa ai piedi anche nei giorni di neve, sconfitto perché cosciente di non riuscire ad aiutarli come avrebbe voluto: “Educare è una cosa impossibile quando l’ambiente resiste, quando quei valori che l’opera educativa illumina non esistono nell’ambiente”.

Ho imparato a conoscere Leonardo Sciascia spulciando nel prezioso “Schedario” di Arnoldo Ciarrocchi. Prezioso non solo per ricostruire la storia delle sue incisioni, dal 1938 al 1992, quando per le annotazioni che ad occhio inesperto potrebbero apparire maniacali se non inutili. Ciarrocchi, scheda per scheda, seguendo i suggerimenti del C.A.P. (Carlo Alberto Petrucci), direttore della Calcografia Nazionale, non annota solo il titolo, l’anno, le misure della lastra, gli stati e la tiratura in 16 o in 24 esemplari, qualche volta in 40 che solo raramente avrebbe completato, ma accanto ad ogni copia scrive il nome dell’acquirente e, in più occasioni, il giorno della sua consegna e la somma ricevuta. E così sappiamo che, nel 1952, il 28 marzo, Sciascia riceve, per cinquemila lire, l’esemplare 31/100 della serie Aria di Roma, del 1950; nel 1953, il 19 giugno, per diecimila lire, l’esemplare 17/40 de Il cortile delle Monache (per alto), del 1939, il 3/VI dell’Autoritratto dietro lo specchio, del 1952, e il 4/XX del secondo stato di Paese inciso lungo la Nazionale con un alberello o La stradina bianca, del 1950; nel 1954 una prova de I poveri che mangiano i bruscolini, del 1949; nel 1956, il 9 settembre un s.(enza) n.(numero) di Alberi lungo il Chienti, del 1947; nel 1971, poco prima di Natale, il 3/18 di Susy, il 4/16 di Giuliana G. senza mani, l’1/6 della puntasecca Ritrattino di Maria Luisa, incise proprio quell’anno.
Ha scritto e pubblicato tanto sui giornali, Leonardo Sciascia. Ma non si può dire che amasse quel mondo; aveva per esempio orrore dei refusi di stampa; e i refusi sono inevitabili in un “prodotto” che gioca tutto sull’immediatezza, sulla velocità; il giornalismo per definizione “racconta” (o dovrebbe raccontare) “in presa diretta” quel che accade: una realtà che non necessariamente corrisponde al “vero”, ma è “semplicemente” quello che in quel momento appare all’occhio, parzialissimo, del cronista-testimone.
Pubblicato il n. 11 dei “Quaderni degli ALS”: L'enciclopedia di Leonardo Sciascia: caos, ordine e caso.

Ne Il secolo educatore (uno dei suoi Cruciverba), Leonardo Sciascia scriveva dell’ «utopia» dell’Encyclopédie in quanto «tentativo di dare agli uomini la gioia del proprio lavoro: la gioia della conoscenza, dell’intelligenza,
Il Premio Leonardo Sciascia Amateur d’estampes costituisce un’iniziativa tra le più seguite ed attese nel panorama della grafica contemporanea. Promosso dall’“Associazione Amici di Leonardo Sciascia”, dalla Biblioteca Centrale – Palazzo Sormani di Milano, e dalla Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” del Castello Sforzesco,
Signor Dalla Chiesa, nel sua articolo apparso sull’ “Unità” del 23 gennaio scorso lei, interloquendo a distanza con Leoluca Orlando, torna incidentalmente sul “caso – chiamiamolo così – Sciascia e i professionisti dell’antimafia”, riflettendo che “sembra quasi di trovarsi di fronte a un atto di fede da recitare compunti: Sciascia disse cose giuste”. D’accordo con lei: atti di fede non se ne recitino innanzi a nessuno; e chi proprio non potesse farne a meno, andasse in un qualsivoglia luogo di culto. Il discorso diventa meno semplice quando lei rivendica la “coerenza e la memoria di ciò che siamo stati”.