Ogni autore, si sa, ha la sua geografia. Sarebbe impossibile perciò ragionare di Manzoni senza la Lombardia, di Stendhal senza l’Italia, di Pirandello senza la Sicilia.
La regola aurea vale anche per Leonardo Sciascia, legato a filo doppio all’isola che costituisce la trama profonda della sua narrativa. La valenza forte con l’habitat di riferimento non esclude però, anzi impone, la possibilità di coltivare altre mitologie come controcanto necessario del radicamento di origine. La Francia, la Spagna, la Svizzera, e non solo, costituiscono quinte topografiche diverse dell’immaginario dello scrittore di Racalmuto.
Nel circuito della sua inquieta fantasia rientra anche la Toscana, figura di un vero e proprio idoleggiamento artistico e letterario: di più, paradigma civile che accompagna nel tempo la riflessione di Sciascia. L’intensità di questa idealizzazione è promossa da riconoscimenti precoci (nel 1960 il premio Prato per Gli zii di Sicilia), da amicizie personali e intellettuali imprescindibili (Luisa Adorno, Emilio Cecchi, Fabrizio Clerici, Geno Pampaloni, Mario Tobino), da frequentazioni personali assidue.
Di questo rapporto singolare, divenuto col tempo sempre più profondo, si parlerà al Gabinetto Vieusseux nel corso di una giornata dedicata allo scopo, con la partecipazione di vari studiosi che da anni si occupano dell’opera di Sciascia e degli immediati paraggi:
Fiorentino inconsapevole: Leonardo Sciascia e la Toscana.
20 giugno 2013, ore 9,30
R.S.V.P.
Pur essendo l’ingresso libero, data la limitata capienza di posti è gradita una preventiva registrazione. Gli interessati sono invitati a registrarsi subito per e-mail a:
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Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux
Sala Ferri ~ Palazzo Strozzi ~ Piazza Strozzi, Firenze
Sciascia, nella nota che segue 1912+1 (1986), parla di "una divagante passeggiata nel tempo". Certo, gli andirivieni sciasciani nella Storia sono noti ma il primo libro Adelphi dello scrittore siciliano è una "racconto", dal ritmo saggistico, che non evoca solo l'età giolittiana e il patto Gentiloni ma stabilisce invece dei veri e propri legami tra il primo e il secondo Novecento e i giorni da cui Sciascia scrive del processo Tiepolo (l'onda lunga della politica dei cattolici italiani, la doppia occorrenza di Moro immolato...). Intorno al tema, intimamente sciasciano, della "giustizia ingiusta", e in un momento importante di quel lavoro di "concisione" che l'autore non smette di affinare un po' prima della fine, tra La strega e il capitano (1986) e Una storia semplice (1989), il colloquio ha l'ambizione di passeggiare nel tempo con Sciascia, fra atti giudiziari, codice penale e premeditazione, tra forme brevi e modalità giallistiche, fra bibliofilia e palesi (e fin dal titolo) ammiccamenti a d'Annunzio (non preferito a Pirandello ma apprezzato) e finanche tra una banale iconografia femminile e divertite e divertenti approssimazioni e un eros inedito.
PROGRAMMA
Venerdì 22 novembre 2012+1
Ore 15-18
presiede e coordina: Bruno Pischedda
Interventi di: Roberto Calasso, Gabriele Fichera, Paolo Giovannetti, Mark Chu, Luciano Curreri
Sabato 23 novembre 2012+1
Presiede e coordina: Stefano Salis
Interventi di: Ivan Pupo, Alessandro Provera, Claude Ambroise, Andrea Kerbaker, Carlo Fiaschi
PROMOTORI
Amici di Leonardo Sciascia - www.amicisciascia.it
Direzione scientifica, programma e cura degli Atti per Todomodo vol. IV (2014) - Leo S. Olschki
Luciano Curreri, Università di Liegi (Belgio)
Segreteria organizzativa
La Scala Studio Legale
Francesca Rusca e Ewelina Melnarowicz
Via Correggio, 43 - 20149 Milano
Tel +36 02 43 925 497
Fax +39 02 48 011 624
Intervista a Bruno Pischedda
Un modo particolare per ricordare Sciascia e la sua opera: nella sede milanese dello Studio Legale La Scala (sala Auditorium in via Correggio 43 a Milano) sono state ospitate tre conversazioni dal titolo “Io e Sciascia”, organizzate dall'associazione Amici di Leonardo Sciascia in occasione del ventennale della sua fondazione e curate da Albertina Fontana e Bruno Pischedda.
I protagonisti delle tre conversazioni, accomunati dall'interesse per lo scrittore di Racalmuto, provengono da esperienze culturali diverse; da qui la possibilità di cogliere punti di vista differenti.
Il 4 aprile scorso il primo incontro: con lo scrittore Andrea Vitali. Vitali è stato intervistato da Mauro Novelli, docente Università degli Studi di Milano). Il 18 aprile è stata la volta del magistrato Erminio Amelio e Guido Vitello, docente Università degli Studi di Roma, che hanno preso spunto dal romanzo “Porte Aperte”, e discusso di Giustizia e Verità, tema dell'opera di Sciascia. Proprio su questo rapporto tra giustizia e verità si fonda il dialogo con il magistrato Amelio, tra l’altro consulente del fratello Gianni per la regia del film “Porte Aperte”, tratto dal romanzo.
Infine il 29 aprile l'ultimo appuntamento, con l'astrofisico Giovanni Bignami intervistato da Bruno Pischedda, docente Università degli Studi di Milano. Bignami, Accademico dei Lincei, presidente del Comitato per la ricerca spaziale e dell'Istituto nazionale di astrofisica, unisce il lavoro scientifico a una pratica di divulgazione. Dialogando con Pischedda, e partendo da libro “La scomparsa di Majorana”, ha proposto un accostamento tra orizzonti umanistici propri di Sciascia e temi che riguardano la ricerca teorica e applicata.
Al “nostro” Pischedda abbiamo posto alcune domande.
di Valter Vecellio
Ci ha lasciato il 7 marzo, in punta di piedi, discreto. E così come era stato praticamente dimenticato, in fretta un rapido e svogliato necrologio, e via…Damiano Damiani è stato, nel corso dei suoi novantun anni, regista, scrittore, attore, sceneggiatore…quella che si dice una vita piena. Ed è composita, per restare ai film diretti, la sua produzione: si va da La banda degli affari, documentario del lontano 1947 a L’isola di Arturo del 1962; da Quien sabe?, erroneamente inserito nel filone del western all’italiana a La moglie più bella, con un’acerba ma già si indovina che è destinata ad esplodere, Ornella Muti; e ancora: Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica, Girolimoni, il mostro di Roma, Pizza connection, la prima serie de La Piovra con Michele Placido nel ruolo del commissario Cattani…Ispido e caparbio come sanno essere i friulani, forse questo Damiani ha pagato: e dire che il suo nome è indissolubilmente legato a un film, Il giorno della civetta che – a dispetto del giudizio sufficiente dei critici laureati – resta ancor oggi uno dei più belli sulla mafia: e sarà per un Franco Nero che è il capitano Bellodi, così come Gino Cervi è Jules Maigret, e sempre Cervi con Fernandel sono Peppone e don Camillo; o, per restare a personaggi più vicini, Luca Zingaretti è Salvo Montalbano. Mettiamoci poi una Claudia Cardinale seducente come mai nel ruolo di Rosa Nicolosi, un vecchio volpone di Hollywood come Lee J.Cobb bravissimo nella parte del capomafia; un Serge Reggiani eccellente nel “dimesso” ruolo di Parrinieddu, la fotografia di un mago come Tonino Delli Colli…Ben si capiscono quei tre premi David Donatello 1968 e la targa d’oro al regista…Eppure andate in quella specie di Bibbia del cinefilo che è il Dizionario dei film di Paolo Mereghetti: su cinque asterischi a disposizione per dare il voto al film, se ne “concedono” appena due e mezzo…Nella schedina poi si osserva:“…personaggi e ambienti ben tratteggiati, punte polemiche che colpiscono ancora, ma una certa prevedibilità e didascalicità…”.