Il contesto - Una parodia (1971)

In un paese imprecisato, che il romanzo fa capire non essere l’Italia ma che all’Italia irrisistibilmente rimanda, viene ucciso il procuratore Varga. Nel giro di pochi giorni, mentre sono in corso le indagini dell’ispettore Rogas, vengono uccisi altri quattro magistrati, Sanza, Azar, Rasto e Calamo. Rogas individua un filo comune ai delitti, cercando persone che fossero state condannate in processi a cui avevano preso parte i magistrati; fra questi un ex-farmacista, Cres, che dieci anni prima era stato ingiustamente accusato dalla moglie di aver tentato di avvelenarla. Cres era stato condannato a cinque anni di carcere e una volta scontata la pena aveva deciso di vendicarsi uccidendo i magistrati coinvolti a vario titolo nei processi.

Maturata la convinzione sulla colpevolezza di Cres, Rogas cerca di comprendere la sua personalità chiedendo informazioni al dottor Maxia, il solo amico rimasto all’ex-farmacista; nel frattempo Cres si rende irreperibile, anzi invisibile, risultando vani i tentativi di trovare un’immagine del ricercato o di ricostruire un identikit attendibile.

«A questo punto», si legge nel romanzo, «l’indagine di Rogas era arrivata a una soluzione abbastanza attendibile. Bisognava trovare Cres». Ma la situazione si complica quando viene assassinato un altro magistrato, il procuratore Perro, perché alcuni testimoni vedono fuggire dal luogo del delitto due giovani con i capelli lunghi, abbigliati come i contestatori di estrema sinistra. Da quel momento Rogas viene spinto dai suoi superiori a indirizzare le indagini verso i gruppuscoli rivoluzionari che proliferavano nel paese, sebbene appaia evidente che le organizzazioni eversive erano state letteralmente inventate da chi aveva interesse a sfruttare una situazione di confusione.

L’ispettore entra in contatto con gli ambienti intellettuali vicini ai gruppuscoli, scopre le ambiguità di un mondo dove il direttore di una rivista rivoluzionaria (Galano) ha stretti rapporti con persone potenti e influenti, tutt’altro che rivoluzionarie. Cercando Galano incontra uno scrittore progressista, Vilfredo Nocio, inviso ai rivoluzionari come fosse un nemico di classe, che si sfoga scrivendo versi che ricordano l’articolo in forma di poesia scritto da Pasolini dopo i fatti di Valle Giulia del marzo 1968.

Rogas si rende conto che si sta architettando una sorta di complotto, col quale chi detiene il potere cerca di consolidare la propria supremazia; è un gioco in cui hanno parte attiva i sedicenti rivoluzionari, i partiti di governo e d’opposizione, i rappresentanti delle istituzioni e del potere economico, di cui Sciascia ci lascia solo intravedere i contorni. Vi è coinvolto anche il Presidende della Corte Suprema Riches, che l’ispettore scopre aver ospitato una riunione segreta di importanti personaggi. Riches è anche il giudice che aveva confermato in appello la condanna di Cres e quindi vittima designata dell’assassino solitario. Rogas, che ormai conduce un’indagine personale ed è visto con sospetto dai superiori, lo va a trovare per avvisarlo del pericolo che sta correndo, ed ha con lui un dialogo memorabile sul diritto, l’amministrazione della giustizia, l’errore giudiziario.

Uscendo dall’ascensore di casa Riches incontra un uomo con la sua stessa corporatura, di fronte al quale ha «la sensazione dello specchio» e un lampo d’intuizione: l’uomo è Cres, che da antagonista è ormai diventato il suo alter-ego, il suo doppio. L’uno è un assassino che persegue in solitudine il suo disegno di vendetta: l’altro un investigatore-intellettuale che conduce una personale e altrettanto solitaria ricerca della verità. Cres aveva appena ucciso un altro magistrato ed era tornato nel suo appartamento, preso sotto falso nome (Carlos Ribeiro, commerciante portoghese) nello stesso palazzo del Presidente Riches, in modo da poterlo uccidere per ultimo, con tranquillità.

Ormai Rogas ha un quadro completo della situazione: ha trovato Cres, conosce l’esistenza del complotto. Decide di svelare tutto al suo amico Cusan, uno scrittore progressista, e si propone di informare Amar, il segretario generale del Partito Rivoluzionario Internazionale. L’epilogo del romanzo è costellato di morti; i cadaveri di Rogas e di Amar vengono trovati alla Galleria Nazionale dove i due si erano dati appuntamento; Riches viene ucciso da Cres qualche ora dopo. Cusan, che è depositario delle scoperte di Rogas, incontra il vice-segretario del Partito e apprende da lui che è stato l’ispettore a uccidere Amar prima di essere ucciso da un agente.

Dei delitti non si offre una spiegazione esplicita: il romanzo è costruito in modo tale da non farci comprendere fino in fondo le dinamiche dei fatti e le loro motivazioni, perché vuole rappresentare una situazione confusa e contraddittoria, come quella italiana tra la fine degli anni Sessanta e i primissimi anni Settanta – il romanzo è stato pubblicato nel 1971 ma era stato concepito e in gran parte scritto tra il 1967 e il 1969. Un’ipotesi plausibile sul finale (ma non unica né mai confermata dall’autore) dipende da una lettera che Italo Calvino scrisse a Sciascia dopo la lettura del dattiloscritto del romanzo nel settembre 1971: Rogas avrebbe ucciso Amar dopo aver scoperto il suo coinvolgimento nel complotto, compiendo così un gesto inutile sul piano pratico (c’è un vice di Amar che assicura continuità, e con la morte di Rogas la verità viene più facilmente coperta), ma appunto perché gratuito si configura come un’affermazione di libertà paragonabile a quella del pittore di Todo modo quando, in un altro finale aperto e ipotetico, uccide Don Gaetano.

 

La verità di Rogas viene coperta perché sarebbe stata rivoluzionaria, laddove il partito di Amar aveva tutto l’interesse a mantenere la rivoluzione solo nel nome, a rinviarla al momento in cui se la sarebbe potuta permettere: «“Siamo realisti, signor Cusan”», dice il vice-segretario nelle amare battute finali del libro, «“Non potevamo correre il rischio che scoppiasse una rivoluzione”. E aggiunse: “Non in questo momento”. “Capisco” disse Cusan. “Non in questo momento”». Il riconoscimento del valore di apologo sulla situazione politica italiana fu immediato, e persa di vista ogni cautela sul fatto che pur sempre di letteratura si trattava, politici e intellettuali organici o contigui ai partiti di sinistra e ai movimenti extraparlamentari si scagliarono con veemenza contro Sciascia. Il quale era consapevole che Il contesto si configurava come una «mala azione», di quelle che Vitaliano Brancati consigliava di commettere ogni tanto per rivitalizzarsi: cosa che puntalmente si verificò con Sciascia, se è vero che con Il contesto si apre la stagione più sperimentale e innovativa della sua attività, quella di Todo modo e Candido, della Scomparsa di Majorana e L’affaire Moro, di Nero su nero e Cruciverba.

 

Paolo Squillacioti

 

 

 

Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1971, il romanzo si legge ora nell’edizione Adelphi del 1994 (più volte ristampata) e nelle due raccolte delle opere: L. Sciascia, Opere 1971-1983, a cura di C. Ambroise, Milano, Bompiani 1989 (II), pp. 1-96 e L. Sciascia, Opere, volume I: Narrativa Teatro Poesia, a cura di P. Squillacioti, Milano, Adelphi 2012, pp. 615-708.

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