Sulla Fondazione Sciascia di Racalmuto

Il dibattito che qui si riporta è stato pubblicato sul quotidiano "Il Giornale". Si mette a disposizione per informazione del lettore.

1. Lo scatolone vuoto della Fondazione Sciascia di Mario Giordano ("Il Giornale", 3 agosto 2000).

Più che una Fondazione, è un’affondazione. Un edificio ristrutturato e poco più: i libri si contano sulla punta delle dita. Le lettere non sono mai state consegnate. I ritratti (acqueforti, acquetinte, dipinti) neppure. Le edizioni straniere (una manciata) sono accatastate nel sottoscala. Dovrebbe nascere una biblioteca, però c’è un problema: manca ancora il bibliotecario. In dieci anni non sono riusciti ad assumerne uno.

Dal 1989 a oggi sono stati già spesi quattro miliardi di pubblico denaro, ma l’unica cosa che alla Fondazione Sciascia funziona a meraviglia sono le inaugurazioni: praticamente se ne fa una all’anno. "Domenica si inaugura la sede" titolava già con evidenza Repubblica del 19 giugno 1992. Poi c’è stata l’inaugurazione del settembre ’93, la pre-inaugurazione dell’ottobre ’94, il "decollo" del dicembre ’95, e così via fino alla "consegna ufficiale" dell’ottobre ’99. Per il novembre 2000, undicesimo anniversario della scomparsa dello scrittore siciliano, naturalmente si attende la nuova cerimonia: taglio del nastro, convegno, discorso delle autorità. Poi negli stanzoni tornerà il vuoto, immenso e gelido: sedie di plastica rosse, grandi spazi e bacheche che espongono solo il silenzio. C’è un custode, ma non sempre risponde. "È in giro per commissioni", spiegano. E lo si può capire: che ha da fare lì dentro, oltre la guardia al bidone?


RISTRUTTURAZIONE MILIARDARIA
Racalmuto, provincia di Agrigento, repubblica del "Todo modo". Di sprechi qui attorno ce ne sono tanti: basti pensare che dopo cinquant’anni di interventi idrici l’acqua d’estate viene ancora distribuita un giorno ogni ventidue. Il sindaco l’altro giorno, per protesta, ha fatto persino sgorgare vino dalle fontane. Di sprechi, dunque, ce ne sono tanti, però la storia della Fondazione colpisce duro come il sole di queste terre: sarà per il fatto che si lega a uno scrittore che fece del rigore un’impronta di vita. O forse perché di acqua in Sicilia ce n’è comunque poca. Di cultura, invece, in abbondanza: ed è un delitto buttarla via così.

Tra l’altro di soldi, oltre che di inaugurazioni, ne sono stati spesi molti per essere che si parla di zone ai confini della povertà. Soltanto la ristrutturazione della imponente sede, un ex-centrale dell’Enel affidata all’architetto Anonio Foscari, è costata due miliardi. Da dieci anni c’è un finanziamento del Comune (cento milioni l’anno, un miliardo in tutto), da quattro anni c’è un finanziamento regionale (230 milioni l’anno, quasi un altro miliardo) e poi ci sono altri spiccioli della Provincia. In tutto, appunto, circa quattro miliardi la maggior parte dei soldi sono stati utilizzati per impianti e attezzature; il resto giace, quasi integralmente in un conto al Banco di Sicilia. Sono 511.727.730 lire all’ultimo bilancio, congelati in titoli di Stato decennali. "Un investimento sicuro per il bilancio", spiegano alla Fondazione, Un po’ meno sicuro per la cultura, va da sé, ma non si può avere tutto dalla vita. O la cultura, per la Fondazione, significa anche leggere tomi di Bot e Cct?

"L’altra sera ho visto un film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: facevano finta di suonare gli strumenti ma gli strumenti non c’erano. "Dove sono finiti?", gli chiede qualcuno. "Arriveranno", rispondono loro. Ecco quelli della Fondazione mi ricordano Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: fanno finta di suonare". Sulla piazza del paese le grandi meditazioni culturali (titolo: "Quale a lui stesso alfin l’eternità lo muta") si mescolano con il sarcasmo dei minatori, acre e corrosivo come l’odor[e] delle zolfatare. "E gli stumenti? Arriveranno".

E pensare che Sciascia aveva lasciato detto tutto, in un testamento minuzioso e precisino, persino pedante nell’indicare i nomi degli amministratori. "L’impegno del Comune dovrebbe essere quello di ordinare e catalogare lettere e libri e di esporre, debitamente, uniformemente e sobriamente incorniciati i ritratti", scriveva il 6 settembre 1989. Niente di tutto questo, undici anni dopo, è stato fatto. Le lettere e i quadri non sono ancora stati acquisiti dalla famiglia, i libri non sono stati catalogati. Se uno studente universitario si presentasse qui alla porta di viale della Vittoria (un nome, un destino mancato), ammesso che riuscisse a farsi aprire, non potrebbe far altro che contemplare pareti bianche, un po’ di atti di convegni e i manifesti che ricordano iniziative come la presentazione della Guida alla natura della provincia di Agrigento o il concorso lirico internazionale Luigi Infantino.


EPISTOLARI FANTASMA
Con tutto il rispetto per la natura e per Luigi Infantino, che cosa c’entra con Sciascia? Il fatto è che dentro il palazzo imponente della Fondazione non c’è un manoscritto dello scrittore, non una sua corrispondenza privata, non un rigo che potrebbe aiutare uno studioso a capire un po’ meglio che cosa c’è dietro il Candido o la famosa civetta. In compenso di recente, una trentina di lettere dello scrittore sono state donate al Fondo manoscritti autori moderni e contemporanei dell’università di Pavia. "Dovevano finire a Racalmuto", dice Piero Carbone, sciasciano autonomo e gran censore della fondazione. "Ma come facciamo a intercettare tutto?", si giustifica Gigi Restivo, sciasciano ufficiale e gran difensore della Fondazione.

La domanda è legittima, ma finché la fondazione è un portone che si apre solo per i convegni annuali risulta davvero difficile intercettare alcunché. Anche le comitive di turisti, anche le scolaresche. Qualcuna passa di qui, firma il libro degli ospiti e se ne va. Che cosa gli resterà di Sciascia? La grande sala delle riunioni nell’ex sala macchine della centrale? Le pareti al primo piano dove "andranno i dipinti non appena arriveranno"? "Abbiamo perso tempo", ammette il sindaco. Per statuto egli è anche presidente della Fondazione, ma si capisce lontano un miglio che farebbe volentieri anche a meno di pensare a Sciascia. Preferisce occuparsi delle nuove alchimi[e] politiche della sua giunta di ex retino.

SACRILEGIO E MERAVIGLIA
Capire il perché di tanti ritardi è difficile in questo paese, dove si usano tarallucci e pugnalate dietro le spalle. Qualche tempo fa il paese si spaccò persino sulla statua dedicata a Sciascia: l’artista l’ha costruita sul marciapiede di corso Garibaldi, a un passo dalla piazza centrale, a grandezza naturale, senza piedistallo. È come se lo scrittore passeggiasse in mezzo alla sua gente. "Sacrilegio", gridarono gli uni. "Meraviglia", ribatterono gli altri. "Senza piedistallo è pericoloso: i cani ci possono fare la pipì contro", gridarono gli uni. "E con il piedistallo è pericoloso lo stesso: ci possono fare pipì sopra i piccioni", ribatterono gli altri. Fu indetto un referendum che spaccò Racalmuto piu di divorzio e aborto messi insieme.

Capire il perché di tanti ritardi in questo paese di case basse, mormorii dietro le persiane e vino mescolato con la gassosa, non è facile. Quello che è certo è che ci hanno messo otto anni per completare i lavori di ristrutturazione dell’ex centrale Enel e quando li hanno finiti si sono accorti che poco o nulla era a norma di legge. "Abbiamo dovuto rifare tutto l’impianto elettrico, la climatizzazione, il sistema di allarme e anche la scala antincendio", dicono, quasi a giustificarsi. Solo rifare la scala antincendio è costato 150 milioni. "Che cosa vuole che sia? Il teatro comunale lo stanno ristrutturando dal 1984". Chissà quando finirà. Se finirà.

È tutto strano in questo paese. La Fondazione nel ’97 ha ottenuto il premio della presidenza del Consiglio dei ministri per l’intensa attività di catalogazione. Ma com’è possibile se ancora oggi non esiste nulla da catalogare? In compenso Racalmuto non è rientrato nemmeno tra i finanziamenti dei Parchi letterari, che pure hanno elargito soldi non solo per Pirandello, Quasimodo e Tomasi di Lampedusa, ma anche per Stefano D’Arrigo. D’Arrigo sì, Sciascia no. Perché? Forse perché qui tutto dovrebbe parlare di Leonardo e invece la sua essa natale non è indicata nemmeno da una targa, la residenza in campagna della Noce è anonima. Se arriva un turista, a parte la contestata statua, non vede nulla. "Forse ci sono state troppe aspettative", dicono alla Fondazione. Sì, forse qualcuno ha sperato davvero che lo scrittore fosse il padre Pio laico in grado di resuscitare quest’angolo di Sicilia. Una speranza troppo grande, è vero, ma ciò non toglie che il risultato ora è troppo piccolo. Il simbolo della delusione è un locale vuoto davanti alla Fondazione: un giovane intraprendente aveva aperto un bar, in attesa che arrivassero le torme dei turisti. Un anno fa, visto l’aria che tirava, l’ha chiuso ed è emigrato in Germania. Là è più facile trovare lavoro. E chissà che non sia più facile incontrare, prima o poi, anche i manoscritti di Sciascia.


2. Lettera al Direttore di Antonio Di Grado [direttore scientifico della Fondazione Sciascia], pubblicata con il titolo redazionale Non ancora consegnate le carte di Sciascia; segue, in corsivo, la replica di M[ario] G[iordano] ("Il Giornale", 12 agosto 2000).
Egregio Direttore,

da direttore scientifico della Fondazione Leonardo Sciascia, sulla quale si è esercitato il sarcasmo di Mario Giordano sul Giornale del 3 agosto, mi preme smentire le più ingenerose — e inesatte — affermazioni contenute in quell’articolo. Intanto, elencando alcune iniziative: tre convegni internazionali (Sciascia e il Settecento, Sciascia e l’Inquisizione, Sciascia e la tradizione dei siciliani) e la pubblicazione dei relativi atti; decine di dibattiti, mostre e seminari sull’opera dello scrittore e sui temi storico-sociali e letterari da lui indagati, con scrittori, studiosi e artisti del calibro di Consolo, Bufalino, Vásquez Montalbán, Sermonti, Ambroise, Rosi, Tornatore, ecc. e alla presenza di studenti universitari e neolaureati italiani, francesi, tedeschi appositamente ospitati; una collana di saggi sulla produzione letteraria e l’elaborazione intellettuale di Sciascia, che conta già cinque volumi, più la pubblicazione di Gli amici della noce, racconti e incisioni d’autore già commissionati e raccolti dallo stesso Sciascia, e dei cataloghi delle mostre "La Sicilia, il suo cuore" e "La bella pittura" (curata, quest’ultima, da Piero Guccione); il premio biennale per le tesi di laurea; lo special televisivo A futura memoria di Enzo Muzii; gli eventi teatrali legati all’opera di Sciascia (La recitazione della controversia liparitana e L’onorevole); i convegni e le mostre promossi in Spagna, in Francia, in Germania, in Canada (dove, a Hamilton, una Fondazione omonima e consorella, ha allestito col nostro aiuto una sala Sciascia della Biblioteca cittadina).

Una parte non secondaria di queste attività di ncerca dovrebbe, e questo è vero, avere per oggetto il prezioso patrimonio dei carteggi sciasciani, non ancora consegnato dalla famiglia.

Quanto ai Parchi letterari, non è vero che Sciascia, la Fondazione e Racalmuto non siano stati ammessi.
Antonio Di Grado. Fondazione Leonardo Sciascia Racalmuto (Agrigento)

Qualche convegno (in un decennio di attività) non basta a riempire uno scatolone che resta pertanto desolatamente vuoto. La Fondazione Sciascia era nata per accogliere e catalogare i carteggi dello scrittore: come abbiamo constatato con i nostri occhi e come ora il direttore scientifico ci conferma, essi a 11 anni dalla morte di Sciascia non sono ancora stati consegnati. In compenso la Fondazione ha già ricevuto 4 miliardi di finanziamento pubblico. Davvero tanti per una serie di stanze quotidianamente deserte, non crede? Gli unici soldi che la Fondazione non ha ricevuto sono quelli dei parchi letterari: Antonio Di Grado lo sa meglio di me, perché per ricevere quei soldi (per fortuna) non basta "essere ammessi", ma bisogna presentare progetti concreti.
Giocare con le parole non aiuta la verità e il rigore morale che chi si ispira a Sciascia dovrebbe avere sempre presenti. E a proposito, dottor Di Grado, come fa a "essere in corso la catalogazione" se a tutt’oggi nemmeno una carta è ancora stata consegnata alla consegnata alla Fondazione? [MG]



3. Sulla fondazione Sciascia permane il silenzio, lettera al "Giornale" di Giuseppe Giarratana (Palermo) ("Il Giornale", 3 settembre 2000).
Dal giornale del 3 agosto scorso apprendo delle turbolenze che in questi ultimi giorni si sono addensate sulla Fondazione Sciascia di Racalmuto, talmente pregne di incertezze e perplessità da indurre una testata del nord Italia a occuparsi di un vero e proprio caso dell’estremo sud. Ma ciò che più fa pensare è che a distanza di poco meno di un mese dalla pubblicazione di una sua ricognizione sul Giornale sullo "scatolone vuoto in onore di Sciascia" non ricordo che una "semplice" uscita, flebile quanto isolata, del direttore scientifico della Fondazione, Antonio

Di Grado. Il silenzio sembra, quindi, attanagliare istituzioni e intellettuali: chi, meglio di loro, potrebbe fare chiarezza e aiutare a capire "come stanno le cose"? Di sicuro, questa condizione di apparente stasi non fa onore agli epigoni di Sciascia, né questi avrebbe mai potuto pensare di ascriverlo "a futura memoria"...

Giuseppe Giarratana Palermo.

4. Sciascia, è ancora un guscio vuoto la Fondazione di Aldo Scimè [vicepresidente della Fondazione Sciascia]; segue, in corsivo, la replica di M[ario] G[iordano] ("Il Giornale", 7 novembre 2000).

Premesso che la Fondazione Sciascia ha sede in un immobile di proprietà del Comune di Racalmuto, devo precisare che la stessa n ha potuto prendere possesso soltanto in data 16 marzo 1997, in virtù di una bozza di verbale di consegna sottoscritto dal Sindaco (che è anche il presidente della Fondazione) e formalmente perfezionata con atto del 18-9-1999.

La Fondazione pertanto è estranea agli stanziamenti disposti dalla Regione Siciliana per il recupero di un importante monumento di archeologia industriale, prescelto dallo stesso Sciascia quale sede della istituenda Fondazione e ria[da]ttato con un progetto dell’architetto Antonio Foscari dell’Università di Venezia, al quale lo scrittore, in una delle sue ultime lettere, aveva manifestato gratitudine e ammirarazione per l’opera svolta.
Malgrado la precarietà della situazione nella quale sino a pochissimo tempo addietro ci siamo trovati, la Fondazione ha potuto collaborare alla messa a punto delle struttur[e] dotandola delle attrezzature e degli arredi necessari e degli impianti di sicurezza indispensabili per accogliere il prezioso materiale della donazione (libri, corrispondenza, quadri).

Al contempo la Fondazione ha potuto attuare in questi anni un programma di attività di alto livello culturale che ha coinvolto scrittori e letterati, registi e uomini di cinema e di teatro, magistrati e giornalisti, docenti di Università italiani e stranieri.

Proprio valutando questa attività, la presidenza del Consiglio dei ministri, su proposta di un’apposita commissione, ha attribuito alla Fondazione il premio speciale per la cultura che il suo inviato maliziosamente attribuisce invece a un’"intensa attività di catalogazione" affannandosi poi a costruire il suo castello di scandali su questo errato, quanto appunto malizioso, fondamento. Entro i prossimi mesi sarà aperta la sala biblioteca-esposizioni e gli eredi provvederanno alla graduale consegna del prezioso materiale oggetto della donazione.

A tal fine è stato bandito un concorso pubblico per un posto di assistente bibliotecario che si concluderà entro novembre.

Aldo Scimè Vicepresidente Fondazione Sciascia Palermo

Notiamo che non solo tutto quanto scritto quest’estate viene ora confermato dal vicepresidente Aldo Scimè ma che, per di più, il concorso pubblico per l’assistente bibliotecario che doveva concludersi a settembre è già slittato a novembre. Aspetta e spera: così, slittamento dopo slittamento, la Fondazione Sciascia da dieci anni resta un guscio vuoto. Le polemiche non sono inutili, le preoccupazioni dei lettori, evidentemente, neppure. [MG]

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